Rigoletto a Sydney: la recensione di The Australian

Rigoletto’s conductor hits all the right notes

by MURRAY BLACK THE AUSTRALIAN JUNE 30, 2014 12:00AM

ITALIAN conductor Renato Palumbo has established an enviable reputation as a Verdi interpreter. After listening to his account of Rigoletto, I understand why.
One of the sources of his success was his scrupulous observation of Wagner’s injunction that the conductor’s most important job is setting the right tempos.
But as Furtwangler noted, a conductor should be more than just a timekeeper. Palumbo’s subtly controlled use of tempo and dynamic contrasts created sinuously shaped and highly expressive musical lines.
Palumbo and his players also sustained clear textures and nuanced colours, reminding us that Verdi was a consummate orchestrator. Whatever the mood required, the orchestra’s vivid, well-blended sounds ensured it was ideally realised.
Palumbo and the orchestra’s stylish, sensitive accompaniment was the first of three key ingredients that made this version of Rigoletto such an outstanding achievement.

Complete review in pdf: RIGOLETTO review (The Aust)

 




Recensioni 2014

G. Verdi Nabucco, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Il vero punto di forza di questo Nabucco deve essere individuato nella direzione di Renato Palumbo, capace di cogliere l’irruenza degli spiriti risorgimentali come la solennità rituale della partitura, senza dimenticare di sottolineare con opportuna flessibilità di tempi lo scontro dei caratteri. Un taglio interpretativo allo stesso tempo energico e sensibile esemplarmente assecondato da un’orchestra in ottima forma e dal magnifico coro istruito da Lorenzo Fratini, festeggiatissimo dopo il “Va’ pensiero” tanto da essere costretto a bissarlo.

Giuseppe Rossi, La Nazione

[…] corposa, trascinante, la direzione di Renato Palumbo che guidava con autorevolezza gli impeccabili complessi del Maggio.

Gabriele Rizza, Il Tirreno

Il direttore Renato Palumbo, che bissa il “Va’ , pensiero”, permette all’ orchestra di suonare bene e respirare in sintonia con il canto. La sua idea di questo Verdiè poetica più che battagliera. Adatta al cast schierato in campo

La Repubblica

Conductor Roberto Palumbo was notable for his ability to maintain continuity in numbers with contrasting tempo indications. He clearly understands that Nabucco squarely belongs to that choral-religious genre (normally performed during Lent), of which the most illustrious product was Rossini’s Mosè (in all its versions). Whoever conducts Nabucco must aim towards a grandiose, majestic and biblical atmosphere, without worrying about the subpar material (of which there is more than enough) or the fact that often its Rossinian and bel canto imports are not smoothly assimilated. The introduction to the chorus “De’ guerrieri invano il patto” was, for instance, a splendid anticipation of the general tone of an incandescent and kinetic reading of the opera. The chorus “Il maledetto non ha fratelli” presented an excellent series of dynamic alternations. Other memorable moments were the orchestral introduction to Act III (or better Part III) as well as the chorus “E’ l’Assira una regina” (definitely not one of the most inspired moments of the opera) with its extraordinary rhythmic pace. “Va pensiero” had beautiful measured sound dynamics and was a little slower than usual, but this unhurried tempo, obviously a deliberate choice, gave it almost a hypnotic quality, particularly in its uncommonly long last chord, rendered by the excellent Chorus as an otherworldly sound. The audience requested – and was granted – an encore, but this is so common that I would actually be shocked if it did not happen. Early Verdi requires more than a dash of folly and courage from the conductor, and Palumbo delivered it, never conceding a moment of boredom.

Nicola Lischi, www.opera-britannia.com

Resta memorabile l’esecuzione musicale del “Va’ pensiero” in volume assai contenuto e con un finale lunghissimo, come se le note dovessero pian piano, naturalmente, sfaldarsi nel cuore degli spettatori grazie ai tempi dilatati. Bis non solo di prammatica.

Francesco Rapaccioni, www.teatro.org

Affidato alle cure esperte di Renato Palumbo questo Nabucco si avvia senza problemi al successo, contando sul palcoscenico soprattutto sulle ben note qualità di Anna Pirozzi e Leo Nucci. […] Il coro preparato da Lorenzo Fratini, da pochi mesi a Firenze, canta benissimo e sembra pronto a ritornare agli antichi splendori. Lo confermano nell’ampia e controllatissima gamma dinamica richiesta da Palumbo nel “Va’ pensiero”, regolarmente bissato. Il coro di schiavi sembra pulsare, come l’estasi e il dolore della memoria, in una sorta di sospensione scandita dall’identità fra la voce, il suono, la parola e il gesto del concertatore. Il Verdi di Palumbo è come sempre vivido, impetuoso, teatrale, ampio e solenne ove occorra, mobilissimo nelle dinamiche e nell’agogica, sempre attento alla scena e alle esigenze del canto (anche sollecitando variazioni nelle ripresa delle cabalette di Abigaille e Zaccaria), soprattutto in una sala acusticamente particolare come questa.

Roberta Pedrotti, www.apemusicale.com

Dal punto di vista musicale, nulla da eccepire sulla conduzione estremamente precisa di Renato Palumbo che si è impegnato nella lettura della partitura verdiana seguendo un’interpretazione piena di contrasti di  tempi e sonorità, di certo più intensa nelle pagine di carattere lirico, come la sopraccitata famosa pagina corale oppure la bella scena del ruolo titolo nell’ultimo atto e la scena della morte di Abigaille. Rimane sempre eccelso il mio giudizio sull’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e sul suo Coro (preparato da Lorenzo Fratini), veri patrimoni artistici cittadini. La qualità del colore orchestrale e vocale che questo ottimo complesso riesce a realizzare è qualcosa di estremamente emozionante, sempre.

Alberto Bartolomeo, www.gbopera.it

G. Verdi Otello, Teatro Massimo di Palermo

La bacchetta di Renato Palumbo rivela ancora una volta l’approfondita conoscenza del repertorio verdiano e compone dinamiche spesso illuminate da raffinati contrasti

Ilaria Grippaudo, www.gbopera.it

Di grande polso ed esperienza, Renato Palumbo è capace di guidare tutti come meglio non si potrebbe (e in Otello, sin dall’uragano iniziale, le difficoltà tecniche oltre che concettuali per la bacchetta sono enormi), cavando un bellissimo suono dalla duttile Orchestra del Teatro Massimo, magnifica in tutti i settori, tranne per qualche scarsa omogeneità tra i contrabbassi nel IV atto.

Giuseppe Guggino, www.apemusicale.com

Affidare la direzione d’orchestra all’esperienza di Renato Palumbo è sicuramente la scelta più sensata e visto i risultati è anche quella che maggiormente aiuta ad arrivare alla fine della recita. Per chi fosse ancora convinto che i direttori non sono fondamentali nell’opera, assicuriamo che in questo caso ci siamo trovati di fronte ad un vero esempio dell’importanza di questo ruolo. Renato Palumbo traghetta l’intera recita con concentrazione e caparbietà fino alla chiusura del sipario, a nostro parere fa un vero miracolo considerando il materiale umano che aveva a disposizione. Musicalmente molto bene, pulito e coinvolgente, regala qualità alla recita sfruttando più possibile l’orchestra del Teatro Massimo, in pieno rispetto della partitura verdiana, mostra al pubblico una prova convincente, ricca di sfumature, movimenta e colma le mille lacune del palco.

Sabino Lenoci, L’opera

Il successo del nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli, è in gran parte dovuto alla direzione d’orchestra di Renato Palumbo, frutto di un grande lavoro interpretativo.

www.ilsitodipalermo.it

G. Puccini Tosca, Teatro Regio di Torino

È godibile la Tosca messa in scena dal Regio di Torino. Puccini investe il dramma verista tratto da Sardou con uno spolvero sinfonico di altissima classe. Ma ci vuole un direttore che sappia renderne lo scintillio. È quello che ha fatto Renato Palumbo, guidando l’Orchestra del Regio con una pulizia, nettezza e trasparenza non comuni. Il primo atto è risultato, così, una fantasmagoria di colori, il secondo incalzante nel ritmo, il terzo valorizzato nella sua radiosità melodica. Tutto appariva assai fine, ben cesellato nei particolari, ma unitario nel ritmo. Va al direttore, come sempre, gran parte del merito nell’esecuzione di un’opera teatrale.

Paolo Gallarati, La stampa




Recensioni 2013

G.Puccini, La bohème, Teatro Regio di Torino

La bacchetta di Renato Palumbo è stata la vera protagonista per gusto dell’interpretazione, dello spessore psicologico, oltre che all’irruenza timbrica e la passionalità espressiva dell’orchestra.

Irene Bottero Il corriere di Savigliano 7 febbraio 2013

Grande protagonista di questa Bohème è l’orchestra del Teatro Regio (e nel II quadro anche il coro, sempre impeccabile) guidata da Renato Palumbo. Il direttore non le dà tregua neppure per una battuta, con la sottolineatura di ogni tinta, l’evidenza di ogni colore; e l’orchestra risponde ottimamente nella resa di tutte le sfumature. Il prodigio della partitura pucciniana emerge in particolare nella strutturazione leitmotivica e nei frequenti wagnerismi che percorrono l’opera, specie nei primi due quadri (ottimo ausilio, a questo proposito, il saggio di Virgilio Bernardoni presente nel programma di sala, Il realismo “logico” della «Bohème», dedicato appunto alla disamina motivica e all’intarsio delle riprese di scena in scena, con catalogo dei temi conduttori). Anche nei passaggi apparentemente più banali del I quadro l’orchestra porge all’ascoltatore movenze e disegni, riprese ed elaborazioni che raramente la pratica esecutiva riesce a presentare in modo così chiaro; forse, il rischio di mantenere l’orchestra e il suo ruolo sempre in evidenza si traduce talora in un parziale occultamento del volume sonoro dei cantanti; ma è un piccolo rischio, ampiamente ripagato dalle tante bellezze strumentali che così s’impongono all’attenzione; anche perché, quando Puccini intende far risaltare le voci, le lascia protagoniste del discorso musicale.

Come ogni quadro, il finale dell’opera è accompagnato da un apprezzamento calorosissimo nei confronti di tutti gli interpreti; ma esso diventa vera ovazione per le due coppie di amanti, ossia per Alberghini, Bakanova, Berrugi e Grimaldi, e per il direttore d’orchestra Palumbo.

Michele Curnis GB Opera 1 febbraio 2013

U.Giordano, Andrea Chénier, Teatro Regio di Torino

Ma Andrea Chénier non è solo questo, perché incastona la facilità del canto, spesso modernamente non inquadrabile in schemi netti, dentro l’affresco storico con la sua pluralità di figure e in un linguaggio orchestrale mobile ricco di colori. Ben lo sa Renato Palumbo, che, sul podio dell’orchestra subalpina in apprezzabile forma, sa cosa vogliano dire la pennellata timbrica e il respiro della frase.

Giangiorgio Satragni, La stampa 17 gennaio 2013

Il direttore Renato Palumbo, del resto, non rinuncia a un volume del suono marcato, a volte anche debordante: l’effetto principale è certamente una magnifica nitidezza strumentale in cui nulla va perduto[…]. In alcuni momenti l’orchestra è davvero mirabile protagonista: dalle delicatezze pseudo-settecentesche del quadro iniziale agli arcaizzanti squilli di corno che annunciano il passaggio di Robespierre nel II; per non dire degli accordi dell’arpa nella stretta del duetto finale, in alternanza al tremulo degli archi che accompagna le ultime frasi degli amanti: un disegno musicale solitamente coperto, in realtà argomento prezioso per valorizzare la complessità della partitura.

Michele Curnis GB Opera 2 febbraio 2013

G.Puccini, Madama Butterfly, Teatro delle Muse “Franco Corelli” di Ancona

Alla guida della FORM Orchestra Filarmonica marchigiana, Renato Palumbo ha diretto con grande competenza ed evidente conoscenza stilistica. Una lettura di assoluta chiarezza ed affidabilità che ha conosciuto particolari colpi d’ala interpretativi nell’Interludio orchestrale del terzo atto. Attento al ricco cromatismo della partitura protegge i solisti sostenuti nelle ragioni del canto.

Davide Oliviero GB Opera 11 febbraio 2013

Alla testa della sempre affidabile Filarmonica Marchigiana, Renato Palumbo ha tenuto tempi marcatamente lenti, trovando però piena rispondenza sia nell’orchestra (bello davvero sentire le diverse sezioni degli strumenti così nitide nel duetto d’amore) sia nei cantanti, dando così indubbio fascino sinfonico alla lussureggiante orchestrazione pucciniana.

Domenico Ciccone Operaclick

G.Verdi, Nabucco, Teatro Regio di Parma

Un Nabucco nella più schietta tradizione verdiana. Parma celebra il proprio Genius Loci con la riproposizione dell’efficace spettacolo firmato da Daniele Abbado alla regia e affidato all’incisiva bacchetta di Renato Palumbo. Accuratissimo concertatore, costui, molto attento a sostenere le voci e a imprimere un’impronta eroica alla partitura, nel segno di una forte tensione ritmica e dinamica, complice l’ottima orchestra del Regio.

Fabio Larovere Corriere della sera 12 marzo 2013

 Renato Palumbo. Colori vivaci, brillanti, netti e fuoco

Patrizia Monteverdi Operaclick marzo 2013

C’è innanzitutto un direttore coi fiocchi, Renato Palumbo, che non solo conosce nei minimi dettagli la partitura del Nabucco, ma è anche un esperto dell’opera italiana dell’Ottocento nel suo complesso, nonché un intenditore di voci e un provetto accompagnatore del canto. Ciò si traduce in un’esecuzione integralissima (ossia senza lo scempio di strette e cabalette scorciate), nella messa a punto di tempi incalzanti, e anche – per chi vada a caccia di novità – nell’accompagnamento al «Va’, pensiero», dove il battere di ciascuna misura echeggia un poco più marcato del consueto, e dà così un chiaro punto di riferimento ritmico accanto allo scaltrito uso del rubato: i piccoli segreti delle vecchie volpi.

Francesco Lora Il corriere musicale 8 marzo 2013

G.Verdi, Nabucco, Teatro Massimo di Palermo

La concertazione musicale è stata invece affidata a Renato Palumbo, direttore specializzato nel repertorio verdiano. La sua lettura di Nabucco si è rivelata non tradizionale sotto alcuni punti di vista, a partire dai tempi incalzanti che ha staccato sin dall’Ouverture, trascinando con sé le sezioni orchestrali. […]  il direttore veneto ha impresso alla musica quell’energia dinamica, senza cali di tensione, che Verdi aveva già in mente e che in quest’opera egli attuò con impetuosa freschezza. La concisione del “dramma lirico” è stata, dunque, ben sorretta […] L’attenzione all’effetto generale non ha perso di vista la costruzione dei singoli personaggi, che soprattutto i fiati hanno saputo accompagnare con il giusto equilibrio (basti per tutti l’esempio dell’aria di Abigaille, “Anch’io dischiuso un giorno”).

Ilaria Grippaudo GB Opera 25 marzo 2013

G.Verdi, Aida, State Theatre, Melbourne

Italian Maestro and Verdi specialist Renato Palumbo makes his debut for Opera Australia with this season of performances. His reading of the score is richly textured and makes full use of the talents of Orchestra Victoria. At times, Verdi’s use of brass is almost overpowering and Maestro Palumbo showed restraint and judicious use of the pianissimo in many of the more intimate passages. It was during the many orchestral/dance sequences that the true quality of his interpretation became apparent. The orchestra achieved high standards in this performance.

Gregory Pritchard Concertonet  aprile 2013

 

The true star of the show is Orchestra Victoria under the direction of conductor, Renato Palumbo. In this almost three-hour opera, Palumbo’s enthusiasm comes across as more electrifying than what is on stage.

Joel Carnegie Herald Sun  24 aprile 2013

 

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Michael Shmidth The Age 24 aprile 2013

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Simon Parris Theatre People  25 aprile 2013

G.Verdi, Macbeth, Teatro Lirico, Cagliari

Per una partitura così ricca di sfumature e di significati, ci voleva una direzione profonda, rifinita. Attenta ai dettagli, equilibrata nel rapporto buca e palcoscenico. Renato Palumbo è direttore verdiano di razza. Non gli sfugge nessun accento, timbro strumentale, sfumatura psicologica, anzi accentua i ricami dei legni, i guizzi degli archi, il suono spesso dei violoncelli e la presenza degli ottoni, grave e prorompente, in particolare quella della prima tromba, in genere poco sottolineata. È una direzione  che sa usare bene i “tempi” allargando o stringendo secondo le necessità drammatiche, col risultato che si entra nel mondo verdiano-scespiriano con totale partecipazione emotiva..

Mario Dal Bello Città Nuova 30 maggio 2013

(ANSA) – CAGLIARI, 1 GIU – Rappresentata con successo, al Teatro comunale di Cagliari, l’opera Macbeth di Verdi, in occasione del Bicentenario della nascita del compositore. Il libretto è di Francesco Maria Piave, tratto dalla tragedia di Shakespeare. Il maestro Marco Faelli ha istruito il complesso Corale in modo straordinario. Ottima la direzione di Renato Palumbo così come la regia di Micha Van Hoecke. Applaudito il Corpo di ballo e tutti i cantanti, in particolare il soprano Rachele Stanisci (Lady Macbeth).

ANSA 1 giugno 2013

Il ruvido ed il sublime ed altre rifiniture strumentali le ha plasmate l’ottima direzione di Renato Palumbo che ha dedicato all’opera una delle più approfondite interpretazioni.

CagliariPad 1 giugno 2013

pregio assoluto di questo allestimento è il coro e l’orchestra, che sotto la direzione del maestro Renato Palumbo, raggiunge il vertice qualitativo dello spettacolo, donando momenti di vero e proprio struggimento, come in “Patria oppressa”.

Margherita Sanna Cagliari Globalist 5 giugno 2013

G.Puccini, Tosca, Teatro dell’Opera – Terme di Caracalla, Roma

La direzione dell’opera è stata affidata al maestro Renato Palumbo, il quale ha creato un tessuto musicale coerente e fluido, al servizio della drammaturgia scenica.  […] Molto efficace è risultato l’inzio del terzo atto, dove la descrizione dell’alba romana, col canto del pastorello e lo sfavillio delle campane, si è avvalsa di una delicatezza orchestrale molto ben ponderata.

Giuseppe Fasanella Operaclick 6 agosto 2013

La direzione è stata affidata al maestro Renato Palumbo il quale alterna tempi molto rapidi a lunghi indugi anche in relazione ai movimenti di scena, sostenendo sempre le voci in maniera adeguata e senza squilibri. Bello ed intenso l’inizio del terzo atto sia pure nella totale fissità di luci e scena. Buona la prova del coro.

Francesco Giudiceandrea GB Opera 6 agosto 2013

G.Verdi, Attila, Opéra Royal de Wallonie, Liège

Pour la première fois à l’ORW, le chef italien Renato Palumbo fait un excellent travail avec l’orchestre de la maison, conférant à la partition une certaine noblesse sans gommer entièrement le côté flonflon qui caractérise encore à maints endroits cette période de l’ouvre verdien.

Jean Lucas Luxemburger Wort 24 settembre 2013

[…] émotions […] dans le travail que Renato Palumbo a mené avec l’orchestre, privilégiant la subtilité d’une partition encore hybride, sans lourdeure ni demesure.

Michèle Friche Le soir 26 settembre 2013

Renato Palumbo le dirige superbement, avec un beau sens du rubato et du climax, et il donne à la partition toutes les chances de se révéler. Même si la forme est encore traditionelle, ce Verdi de jeunesse est du grand Verdi.

Nicolas Blanmont La libre belgique 26 settembre 2013




Recensioni 2012

G. Verdi, Aida, Chicago Lyric Opera

Italian conductor Renato Palumbo is of the younger generations that have benefitted from Riccardo Muti’s sweeping away of performance exaggerations and accretions to Verdi’s exquisitely created scores. He and the excellent Lyric Orchestra played the score eloquently and with much inner drama.

Andrew Patner, ChicagoSunTimes

Much of the success of Saturday’s performance was due to the idiomatic musical direction of Renato Palumbo. When tension sagged on stage — particularly in the first two acts — the Italian conductor managed to lift the performance with the necessary hair-trigger adrenaline, drawing refined and powerful playing from the Lyric Opera Orchestra as needed. 

Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Review

It helped to have Italian conductor Renato Palumbo, who displayed his Verdian credentials at the helm of “Macbeth” last year and “Ernani” the season before that, back in the pit, shaping instrumental lines and keeping things moving with keen dramatic thrust and musical sensitivity. Once again he had the orchestra speaking robust, authentic Verdi. The score was presented without musical cuts. 

John von Rhein,  ChicagoTribune

G. Verdi, La forza del destino, Teatro Colòn de Buenos Aires

[…]en esta versión del maestro Renato Palumbo. La orquesta, más liviana en la dinámica, tuvo la densidad sonora requerida, logro que permitió apreciar con mayor detalle la rica orquestación aplicada.

Juan Carlos Montero | LA NACION 

El director musical italiano Renato Palumbo tuvo a cargo la dirección de la Orquesta Estable del Teatro Colón. Palumbo, quien debutó como director a los diecinueve años con “Il trovatore”, es un especialista verdiano que guarda un respeto absoluto por la partitura. Su desarrollo de “La forza del destino” fue de gran rigor sin dejar de mostrar sentimiento cuando el drama lo exigía. En sus manos la orquesta sonó correcta, dinámica y más allá de algún destiempo con los cantantes, la música ofrecida fue de gran dimensión. […]  hoy podemos celebrar el regreso de una de las piezas fundamentales del repertorio operístico de todo el mundo a nuestro teatro, un reencuentro con una puesta de gran factura en las manos de Hugo de Ana, con una dirección musical de efectiva solvencia en la batuta del maestro Renato Palumbo y un elenco selecto que recordaremos seguramente en unos años cuando hablemos de una nueva representación de la ópera en el Teatro Colón. Esta presentación de “La forza del destino” de Giuseppe Verdi será sin dudas un punto de referencia al que aludir en el futuro.

Alejandro César Villarreal hagaselamusica.com

La Orquesta Estable de Teatro Colón, dirigida por la enérgica batuta de Renato Palumbo, transitó por los complejos laberintos de la partitura verdiana brindando una compacta versión orquestal. Palumbo […] muy atento al acompañamiento de las voces.

Ernesto Castagnino habituesdelteatrocolon

Es un gran protagonista el director de orquesta Renato Palumbo, con una versión enérgica de la obertura que se sostiene a todo lo largo con nervio y pasión.

Enrique Joaquín Sirvén operadesdehoy

G. Verdi, Un ballo in maschera, Teatro Regio di Torino

Renato Palumbo invece sceglie la strada di dare una lettura esclusivamente drammatica del Ballo, dove l’ironia, il cesello in punta di fioretto, il lavoro di bulino sono sostituiti dallo sbalzo deciso, dalle sonorità accese e persino fragorose, dagli accenti imperiosi come se quest’opera fosse più legato di quel che si creda alla produzione giovanile di Verdi. Pur tuttavia non gli si deve negare la tenuta dello spettacolo nelle sue componenti, il controllo saldo del palcoscenico, ma anche l’attuazione di fraseggi pertinenti e coinvolgenti, specie nelle Arie. Vorrei citare a questo proposito l’aderenza emotiva in pagine quali il Terzetto della scena di Ulrica o “Morrò ma prima in grazia” o ancora l’Aria del Conte dove il canto è seguito con attenzione al dettaglio da un’Orchestra che qui, come in tutta l’opera, dimostra di sapere realizzare le indicazioni del suo direttore.

Giancarlo Landini, Operaclick

Renato Palumbo offre una direzione appassionata dai suoni densi e vibranti, più drammatica che elegiaca, più giovanile che introspettiva, che privilegia il lato notturno della partitura. Nonostante prevalgano sonorità piuttosto forti, non vengono meno le ragioni del canto, sempre ben sostenuto dall’ottima orchestra del Regio.

Ilaria Bellini, Teatro.org

G. Verdi, Aida, Gran Teatre de Liceu de Barcelona

Renato Palumbo led the orchestra and proved again that he is a guarantee in the pit of any opera house. He filled the score with life and drama and also always helped the singers. At a time when the great tradition of the Italian Maestro concertatore seems to be in decline, the figure of Renato Palumbo is a rare, outstanding exception. The Liceu’s orchestra responded to his baton and was significantly better than they usually are.

José Mª Irurzun Seen and Heard International 8/8/2012

Palumbo fue saludado atronadoramente desde el principio. […] La orquesta sonó muy bien y sin duda fue este su mejor trabajo en una ópera italiana de la temporada

Jorge Binaghi, Mundo Clasico 3 agosto 2012

G. Verdi, La forza del destino, Gran Teatre de Liceu de Barcelona

Renato Palumbo et l’orchestre du Liceu, rompus à la musique de Giuseppe Verdi, ont été largement applaudis. L’extrême application déployée pendant les huit minutes symphoniques à la fin du premier acte, l’atmosphère musicale, lyrique, riche en rythmes et haute en couleurs et l’appui sans faille apporté aux solistes ont emporté l’enthousiasme du public.

Jaime Estapà i Argemí Webthea 9 ottobre 2012

Renato Palumbo is one of the best conductors for Verdi’s operas these days, whether we’re talking mature works or Verdi’s so-called galley years. He was outstanding at Aida last July (S&H reviewhere), and he repeated that show of quality now. His reading was full of life, energy, with a strong pulse that never ebbed. Indeed, Palumbo has become a guarantee for good performances. The Liceu Orchestra was much improved under his baron, from their usual self, and the Liceu Chorus, reinforced this time by the choir of Gerona’s Opera Friends, did very well, too.

José Mª Irurzun Seen and Heard International  21 ottobre 2012

 

G. Verdi, Il trovatore, Teatro Comunale di Bologna

Un bel Trovatore grazie a Palumbo maestro verdiano

Nei teatri d’opera tira un’aria che tutto ciò che non è italiano, è serie B. Anzi, non tutto ciò che non è italiano, ma che non è verdiano, con buona pace di Rossini, Monteverdi, Vivaldi, Puccini? Non si capisce allora perché non si parli tutti i giorni di Renato Palumbo come di un fenomeno. Perché i suoi pezzi forti non sono né Wagner, Bizet o Weber ma appunto Verdi. Che pochi altri oggi in Italia dirigono bene come lui. Temperamento e temperatura a mille, robusto vigore drammatico, tempi spigliati e trascinanti ma senza volgarità, cura del canto ma senza sottomettervisi, fiuto infallibile su come staccare gli accompagnamenti orchestrali e con quale peso: ogni dettaglio esecutivo di Palumbo esalta quanto c’è di raffinato e di popolare in Verdi, e quanta intelligenza nell’immediatezza persino brusca e spigolosa di lui.Fatto sta che l’edizione del Trovatore in scena in questi giorni a Bologna è una rivelazione. Farebbe amare Verdi anche a chi lo usa come un vessillo perché non lo conosce davvero. E il bello è che si sta parlando di un Trovatore semplicemente onesto quanto al cast di interpreti vocali e del tutto inutile sul fronte della messinscena.

Enrico Girardi, Il corriere della sera, 23 dicembre 2012




Recensioni 2011

 

G. Puccini TOSCA Madrid, Teatro Real, luglio 2011

 

Renato Palumbo es un maestro seguro y expresivo. Impuso su sentido dramático a la Sinfónica de Madrid, consiguiendo momentos de tensión con algunas pinceladas de refinamiento. Fue la suya una lectura operística hasta las cejas, con contrastes decididos y una línea cuidada de acompañamiento.

J.A. Vela del Campo, El Pais, 13 luglio 2011

 

Triunfó anoche también la Orquesta Titular del Teatro Real, Orquesta Sinfónica de Madrid, que a las órdenes de una de las batutas más expertas en la dirección de las obras de Verdi y Puccini, Renato Palumbo, supo interpretar con igual dosis de pasión, tragedia y dulzura la complicada partitura de Puccini; una partitura cargada de tensión dramática, que demasiadas veces se cree, equivocadamente, fácil de ejecutar en todos sus matices.

Alicia Huerta, El Imparcial, 13 luglio 2011

 

G. Puccini TOSCA Paris, Opéra Bastille, aprile/maggio 2011

 

Au pupitre, Renato Palumbo dirige l’orchestre avec un véritable sens dramatique. Tout en prenant soin d’établir un équilibre entre instruments et voix, il fait ressortir les subtilités de la partition illustrant dans une unicité incroyable, les diverses ambiances et les contrastes qui servent le drame.

Sylvain Angonin, forumopera.com

G. Meyerbeer LES HUGUENOTS Madrid, Teatro Real, febbraio/marzo 2011

 

Al successo della serata (l’opera ha avuto tre recite) è stato determinante sul podio Renato Palumbo, che ama profondamente questa musica (ha diretto sia les Huguenots che Robert le diable a Martina Franca) e che ha mantenuto la tensione per le cinque ore dell’opera, eseguita praticamente integrale, eliminando i numeri di balletto, evidenziando le le novità armoniche e l’originale strumentazione, alla guida di un’Orchestra Sinfonica di Madrid e di un Coro straordinario.
Rafael Banus, L’opera, giugno 2011

 

 

Die konzertante Einstudierung der „Huguenots“ am Teatro Real war ein wichtiger Repertoireakzent in gerard Mortiers beeindruckender erster Madrider Spielzeit und bestätigte das Urteil der Geschichte. Veraussetzung für künstlerische Gelingen war die Entscheidung, die äußeren Struckturen des Werkes im Großen und Ganzen unagetastet zu lassen und nicht (wie leider vielfach üblich) zu einer entstellenden Diegestversion einzudampfen. Dort, wo man sich doch zu Kürzungen entschloss, wurden gleich ganze Nummern oder Szenen gestichen (so z. B. Das erste Bild des fünften Akts, die „Ballszene“) nicht aber – oder allenfals höchst behutsam – innerhalb der Nummern. So blieb Meyerbeers inspirierte Formgestaltung in ihrer dramaturgischen Hebelwirkung fast überall unbeeinträchtigt. Gesteigert wurdendie Schlagkraft der Musik und ihre Fähigkeit zu szenischen Imagination durch eine Aufstockung des regulären Opernchors auf imsgesamt über 100 Sängerinnen und Sänger. Zwar ist Meyerbeers Musik grundsätzlich nicht auf Massenwirkungen in angelegt, aber wo „Masse“ als solche (wie in den „Huguenots“) als dramatis persona un historische Ideenträgerin in Erscheinung tritt muss diese in der Aufführung auch zum sinn-lichen Erlebnis werden und das ihr innewohnende Emotionspotenzial freizusetzen imstande sein. Dies geschah hier in den großen Konfrontationschören von Katholiken un Protestanten im dritten und fünften Akt sowie in der grandiosen „Schwerterweihe“ des vierten Akts mit überwältigendem Furor – auch dank des inspirierenden Dirigats von Renato Palumbo, der mit dem Werk bestens vertraut ist (er leitete bereits 2002 in Martina Franca) und das Orchester des Hauses zu einer imponierenden Leistung führte. Präzision des Kollektivs wie kammermusickalische Trasparenz der Einzelstimmen und Virtuosität der Soli (Viola d’amore, Flöte, Bassklarinette u.a.) machten den Instrumentalklang als integralen Bestandteil des Dramas erfahrbar.

Siegart Döhring, Opernwelt, aprile 2011

 

Musical direction was entrusted to Renato Palumbo, whose performance was wholly convincing. Only slightly below the great names in opera conducting these days, Renato Palumbo is one of the main guarantors of quality anywhere just now. He has been a regular guest in Bilbao, but he is almost unknown in the rest of Spain, and this was in fact his debut at the Teatro Real, if I am not mistaken. Les Huguenots is an opera that needs a brilliant conductor, as otherwise the work can very easily drag and there are lots od people on stage to manage, including a very large choir. This reading seemed excellent to me with a great control of the forces under Maestro Palumbo’s command who drew fine playing and singing from his musicians. The edition used was substantially complete, though there were some cuts in the second part and the only point of criticism was the decision to place the singers behind the orchestra, a wrong choice acoustically.

José Ma. Irurzun,musicweb-international.com

 

Y no es que les faltara el apoyo de Renato Palumbo, que estuvo muy pendiente de ellos y en general de todos los cantantes. Me pareció un director de primera línea, y a él atribuyo el mayor mérito en esta versión de Los hugonotes. Sacar partido a la Orquesta del Teatro Real no es sencillo, aunque han mejorado siguen siendo una orquesta de calidad inferior a la que requiere la programación del Teatro Real, y por eso el director musical se convierte siempre en un elemento fundamental. Palumbo es muy claro dirigiendo, marca todo, es expresivo y no tiene reparo en bailar en el podio cuando la música lo requiere. Supo además concertar muy bien los diferentes elementos de modo que el resultado final resultara ‘redondo’, muy equilibrado.
Maruxa Baliñas, MundoClasico.com 04/03/2011

 

CONCERTO SINFONICO Bari, Teatro Petruzzelli, febbraio 2011

 

La Fondazione ha affidato alla bacchetta più “operistica” che “sinfonica” di Renato Palumbo, alla guida dell’orchestra del teatro, un programma dal percorso fascinoso ed intrigante: si partiva con l’ouverture dal “Don Giovanni”, pagina di grande modernità, anticipatrice com’è del sentire romantico, per poi passare al più bel concerto per corno e orchestra (il quarto) sempre del Salisburghese e concludere, infine, con la sinfonia “Patetica”, testamento estetico e musicale di Ciaikovskij completato ed eseguito pochi giorni prima della morte (suicidio o avvelenamento? Un mistero non ancora completamente svelato). Palumbo, ottimamente coadiuvato dall’Orchestra della Fondazione Petruzzelli (in forma davvero smagliante), ha saputo offrire un’interpretazione di raro pathos e grande energia della sinfonia ciaikovskiana, nella multiforme ricchezza delle febbrili vibrazioni timbriche ed espressive di cui è ricca la superba pagina, nella concertazione precisa ed elegante (si pensi all’apparentemente salottiero secondo movimento), nell’osservanza certosina delle complesse dinamiche previste in partitura per l’orchestra. Nella prima parte c’era stato il positivo debutto di Martina Repetto, giovane primo corno della compagine barese,che si è ben disimpegnata nel concerto mozartiano. Successo caloroso tributato (anche a scena aperta dopo il rutilante “Allegro molto vivace”) a direttore ed orchestra.

Alessandro Romanelli, L’Orecchio di Dioniso, 7 febbraio 2011

 

G.Verdi I DUE FOSCARI Trieste, Teatro Verdi gennaio 2011

 

Degna di nota la direzione di Renato Palumbo, incisiva e pulsante come si addice a un primo Verdi, ma senza traccia di pesantezza e ben calibrata, ricca di impennate melodiche e sfumature, traduce appieno il “colore” dell’opera verdiana. Inoltre, assecondata da un’orchestra ben affiatata, offre un accompagnamento preciso ai concertati e un buon sostegno al canto. Ilaria Bellini, Teatro.org

 

Onore e gloria al Teatro Verdi, dicevamo, per avercela proposta in questo allestimento. Quale? Quella ideata da Joseph Franconi Lee, regista raffinato e moderno, da William Orlandi, autore di pregevoli scene e costumi, da Nino Napoletano, creatore di luci dense di atmosfera e charme, e da Renato Palumbo, direttore d’orchestra. Questi artisti creano una versione moderna, sobria ma imponente, elegante ma crudelmente spoglia, di questa opera di ingiustizia e potere politico. Creano immagini suggestive e musica di altissimo livello, grazie ad un orchestra ordinata e solenne sotto la bacchetta di Renato Palumbo

Corrado Canulli, Gbopera.it

 

A questa edizione del Teatro Verdi giuliano, dov’è ancor vivo il ricordo dei Cappuccilli e dei Pons, hanno dato energico impulso la meditata e accorta guida di un direttore di vasta notorietà e di particolare sensibilità musicale quale Renato Palumbo, il quale, avendo già dimostrato il proprio talento verdiano nelBallo in maschera, ha reso con sicuro intuito la tinta aspra e sofferta dell’opera.
Danilo Soli,
Il messaggero veneto, 23 gennaio 2011

 

Frequenti accensioni e nuova consapevolezza arrivano dalla veste musicale, affidata a Renato Palumbo.
Claudio Gherbitz, Il piccolo, 23 gennaio 2011

 

gesto preciso di Renato Palumbo che si direbbe ogni sera scoprire qualcosa di nuovo nelle pieghe della partitura. Non risulta secondario l’equilibrio cercato nel disporre le alternanze per i tre ruoli principali, determinanti per il buon esito dello spettacolo e meritatamente applauditi.

Claudio Gherbitz, Il piccolo, 26 gennaio 2011

 

Sul podio di una brillante Orchestra del Verdi di Trieste, Renato Palumbo dà conferma del suo feeling con le partiture verdiane, sfumando l’impeto risorgimentale delle strette e accompagnando con attenzione paterna i cantanti. La direzione del M° Palumbo si è distinta soprattutto per aver mantenuto alta la tensione narrativa senza ricorrere a quegli effetti bandistici che spesso inficiano le esecuzioni del primo Verdi e, allo stesso tempo, trovando il colore orchestrale giusto per i numerosi squarci malinconici propri delle arie del tenore o dei monologhi del Doge.

Paolo Bullo, Operaclick




Recensioni 2010

G.Verdi IL CORSARO Bilbao, ABAO november 2010
La maestria de Renato Palumbo al frente de la orchestra del Teatro Regio de Parma hizo que disfrutàramos de unos de las mejores representaciones verdianas que han pasado por Bilbao en los ùltimos tiempos.
Mercedes Rodriguez, Una voce poco fa, november 16 2010

Renato Palumbo domina este repertorio con auténtica soltura, y volviò a demostrarlo aquì. Pecando en algun momento puntual de imprimir de ritmos endiablados, estuvo siempre muy atento a sus cantantes, moderando la orquesta pare dejar que esa bellas voces corrieran por todo el teatro. Bien empastada y perfecta conocedora de la partitura se mostrò la siempre solvente Orquesta del teatro Regio di Parma.
Javier Del Olivo, Mundo clasico, november 13, 2010

Una direction musical, viva y muy eficaz.
Gonzalo Alonso, La razon, november 21, 2010

G.Verdi MACBETH Chicago, Lyric Opera october 2010

Inizio in grande stile per la stagione della Lyric Opera di Chicago con un avvincente nuovo allestimento di Macbeth ottimamente concertato da Renato Palumbo, di ritorno dopo l’Ernani della stagione scorsa […] Si è creata fra il direttore e i musicisti una palpabile intesa fatta di reciproca stima e fiducia, che ha permesso a Palumbo, fin dalle prime note del preludio, di affondare con sicurezza la bacchetta nella densa partitura verdiana e di mantenerne intatta la tensione, e con essa la concentrazione del pubblico, per tutta la notevole estensione dei suoi quattro atti (eseguiti rigorosamente senza tagli, tranne il raramente eseguito ballo del terzo atto). […] Si diceva degli affondi musicali di Palumbo che danno spessore alla splendida ed emozionante partitura verdiana. Ci potrebbe essere, soprattutto nei grandi numeri d’insieme, un’intensità ancora maggiore nelle dinamiche e nei ritmi, che Verdi  vuole tipicamente serratissimi, ma Palumbo preferisce mantenere la misura e la scorrevolezza dell’insieme e, forse per naturale riserbo o per riguardo verso i cantanti, sembra spessotrattenere l’orchestra anziché incalzarla, tenendosi lontano da ogni facile effetto. La sua principale virtù è quella di ottenere un fluido equilibrio sonoro ed espressivo tra orchestra e cantanti […]Nell’insieme, dunque, un allestimento riuscito e che, per quanto ci riguarda, si distingue soprattutto per l’elegante direzione di Palumno e per la presenza di due protagonisti di spicco tra cui una Lady assolutamente ideale.

Marta Tonegutti, L’opera, dicembre 2010

…an effect immensely enhanced by conductor Renato Palumbo consistently keeping musical textures transparent.

Dennis Palkow, New City Chicago, 5 ottobre 2010

The Lyric Opera chorus brings complexity and depth to the epic crowd scenes (in Verdi’s Macbeth the three witches become a coven) and the entire production is borne on the shoulders of the fantastic Lyric orchestra, under the direction of internationally acclaimed opera conductor (and Chicago favorite) Renato Palumbo.  Despite a few clunky scene changes in the early going and pacing that lagged a bit in the 4th act (sure to be tightened up as the production matures) Macbeth is an absolutely dazzling experience.
Lyric has set the bar high for the balance of the opera season with this spectacular opening. We eagerly anticipate them meeting the challenge.

Lori Dana, Chicago Stage review, 2 ottobre 2010

With Renato Palumbo at the helm of the Lyric’s exceptional orchestra, the delicious Verdi score soars. This “Macbeth” is an intoxicating brew of glorious “sound and fury” signifying everything wonderful.

Betty Mohr, South Town Star, 7 ottobre 2010

Palumbo showed a visceral connection to Verdi’s score and drew engaged and exciting results from the orchestra. (Lyric is presenting “Macbeth” in the 1865 revised version favored by most theaters, minus the ballet music.) A few of his tempos rushed the singers a bit, but overall this was stylish, full-blooded Verdi playing to match the singing. The chorus, prepared by director Donald Nally, threw itself into its varied assignment with enthusiasm, whether as cackling hags, roistering party guests or downtrodden refugees lamenting their lost homeland.
The opening night audience gave the singers, conductor, director and designers a rousing reception. And so the Lyric season is off to a most promising start.

John von Rhein, Chicago Tribune, 3 ottobre 2010

Conductor Renato Palumbo paces the Lyric Opera Orchestra with precision and pomp.

Scott C. Morgan, Daily Herald, 2 ottobre 2010

From a purely musical standpoint, the Lyric’s new “Macbeth” is an unalloyed triumph, thanks in great part to conductor Renato Palumbo’s clear-sighted and wisely paced direction. The orchestra delivers Verdi’s vibrant score with equal parts of passion and finesse. In the end, it is sheer musical heat that keeps this cauldron boiling.

Lawrence B. Johnson Classicalvoiceamerica.org 5 ottobre 2010

But I have seen a more imaginative or better version than this, with Renato Palumbo eliciting glorious sound from the Lyric opera orchestra and chorus.

Garry Wills, The New York review of books

Renato Palumbo confirmed once more his predilection for Italian melodrama. His orchestra sounded consistently bold and yet he managed to create the best possible condictions for the singers. […] he infused the music (yes, even the too-often execrated um-pa-paahs) with vivid sense of drama.
Claudio Vellutini, Mundo clasico

Conductor Renato Palumbo gave a fine reading of the score; stylistically savvy and well-matched with Barbara gaines’ staging, the orchestral and excellent playng providing a warm, rich accompaniment. All in all, this is an outstanding production that does credit to Chicago Lyric Opera.
James L. Zychowicz, www.musicweb-international.com

Palumbo contucted very well, drawing refined, often brilliant playing from the Lyric Opera Orchestra. […] Palumbo supported his singers sensitively and put across the rousing ensemble scenes with maximum impact.
Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Reviews, October 02, 2010

…the excellent Renato Palumbo.
Sarah Bryan Miller, St. Louis Today, november 1, 2010

G.Verdi LA TRAVIATA San Diego, Opera march 2010
He proved a formidable conductor, increasing the tempo and drive of the big ensemble numbers, which added to the opera’s dramatic intensity. He coaxed a more nuanced response from the orchestra, highlighting themes and countermelodies too frequently overlooked. I hope Palumbo will return to San Diego.
Kenneth Herman, www.sandiego.com, april 18. 2010

A.Boito MEFISTOFELE Roma, Teatro dell’Opera marzo 2010
Un’opera caotica, quindi, e disordinata ma che proprio da questo caos e da questo disordine trae buona parte del suo fascino scapigliato: è inutile per i direttori giocare agli intellettuali e esaltare supposte meraviglie d’orchestrazione mentre è maggiormente produttivo, almeno secondo chi scrive, sottolineare questo multiforme sovrapporsi di stili come elemento caratterizzante di una tinta complessiva da donare al lavoro. Grande merito di Renato Palumbo, chiamato alla guida dell’edizione recentemente allestita al Teatro dell’Opera di Roma (dove l’opera mancava addirittura dal 1959, essendo stata in seguito allestita solo alle Terme di Caracalla) è stato quello di firmare una direzione potentemente teatrale, capace di non rinunciare ai clangori dei momenti maggiormente effettistici (il finale del Prologo, ma anche il Sabba Nordico) ma in grado anche di sottolineare con il giusto lirismo sia l’Atto di Margherita che quello di Elena, cui è riuscito a dare un senso di sottile nostalgia per un passato perduto capace di vivificare quella che, senza ombra di dubbio, è la parte più debole dell’opera. Particolarmente in forma i complessi del Teatro dell’Opera, chiamati a una prova decisamente impegnativa, con una menzione particolare per il coro di bimbi.
Gabriele Cesaretti, Operaclick

Ottima la direzione d’orchestra di Renato Palumbo
Franzina Ancona, La rinascita, 22 marzo 2010

Renato Palumbo, a nostro parere molto bravo nel preparare tutta l’esecuzione che metteva in risalto l’efficace concertazione che ha permesso di ben calibrare tutte le varie componenti musicali: il coro, ben guidato da Andrea Giorgi, i solisti e l’orchestra.
Claudio Listanti, La voce d’Italia, 28 marzo 2010

G.Puccini MANON LESCAUT Venezia, Teatro La Fenice gennaio/febbraio 2010
Renato Palumbo, protagonista di un’interpretazione molto tesa, ricca di suono, talvolta anche aspra nella sua voluta lontananza da esagerate dolcezze melodiche. Direzione in linea con lo spettacolo, si direbbe: poco melodrammatica all’inizio, fortemente incisiva alla fine ma già oltre la maniera verista.
Cesare Galla, Il giornale di Vicenza, 31 gennaio 2010
Renato Palumbo evidenzia il sontuoso sinfonismo dell’opera (proprio di un Puccini giovane e molto curioso) con una concertazione autorevole e rigorosa
Mario Messinis, Il gazzettino, 31 gennaio 2010

Coglie nel segno la concertazione di Renato Palumbo, straordinaria per tenuta ritmica e crescendo. Puccini non condanna Manon, la fa santa. Il direttore staglia con vibrante cesello la partitura, ma con raffinata sensibilità ne isola anche i momenti di autentico rimando sacro: l’appello delle prostitute ha un pedale sospeso dalla tinta indimenticabile. Risponde corposa l’orchestra, magnifico il coro nella polifonia sfrangiata.
Carla Moreni, il sole 24 ore, 31 gennaio 2010

Renato Palumbo dirige ottimamente la partitura; il suono è nitido, pieno, flessibile; le scene di colore dei primi due atti sono impeccabili dal punto di vista musicale e non calligrafiche, adattandosi perfettamente alla regia. La cifra che domina la partitura è amore totale, fisico, che annulla tutto il resto e che l’orchestra rende con morbidezza e verità.
Francesco Rapaccioni, teatro.org, 31 gennaio 2010

Renato Palumbo, che si conferma concertatore di sicura autorevolezza, del titolo che affermava Puccini sulla scena operistica del mondo valorizza i tratti tragicamente più corruschi, con una lettura un po’ Verismo italico un po’ preespressionismo germanico alla Richard Strauss o alla Schreker. Nella sua Manon Lescaut non v’è traccia di cipria e gioielli, il Minuetto del second’atto ha un sapore grottesco alla Berg.
Enrico Girardi, Il corriere della sera, 7 febbraio 2010

Non è un caso che sia l’Intermezzo il momento più applaudito della serata. In tutta l’opera comunque Renato Palumbo valorizza la vitalità e la pregnanza emotiva dell’accompagnamento orchestrale senza generare squilibri sonori fra palco e buca.
Stephen Hastings, Musica, marzo 2010




Recensioni 2009

G.Puccini TURANDOT Bari Teatro Petruzzelli december 2009

Da un punto di vista squisitamente musicale, la direzione di Renato Palumbo ci sembra cogliere appieno tutti i colori geniali della tavolozza pucciniana, dove emergono tracce visibili della grande Arte musicale del primo Novecento e dei suoi più rappresentativi protagonisti: Debussy, Stravinskij, Bartòk e Schoenberg, in primis. In particolare, notevole risalto viene dato nella sua concertazione all’articolata e complessa sezione delle percussioni. L’Orchestra della Provincia di Bari ed i Cori della Fondazione Petruzzelli e delle Voci Bianche del conservatorio Niccolò Piccinni rispondono ottimamente alle sollecitazioni di Palumbo, garantendo un’eccellente tenuta dall’inizio alla fine dell’opera.
Alessandro Romanelli LDSmagazine

Molto bene Renato Palumbo, il direttore che occorre per una orchestra bisognosa di disciplina come quella della Provincia di Bari. Non fa nulla di strano, ma lo fa chiaro e preciso. Mai sentita la formazione barese così in palla.
Enrico Girardi Il corriere della sera

Con Renato Palumbo – che supporta De Simone leggendo l’opera come un gigantesco affresco collettivo – l’Orchestra della Provincia si trasforma, diventa più disciplinata e consapevole. Il sovrintendente Giandomenico Vaccari e il Consiglio di amministrazione farebbero bene a incaricarlo per la direzione stabile, quando la Fondazione si doterà di una sua orchestra.
Francesco Mazzotta Il corriere del mezzogiorno

G.Verdi ERNANI, Chicago, Lyric Opera, october/ november 2009

Lyric entrusted the score to that experienced Verdian, Renato Palumbo. His robust, finely controlled conducting mirrored the blunt vigor and elemental emotions that drive the drama
John van Rhein, Chicago Tribune, october 29 2009

Conductor Renato Palumbo provided a virtual seminar in Verdi conducting, leading the orchestra with dramatic intensity and rhythmic swagger. The large ensemble scenes were powerful projected yet scrupulously balanced and the Italian conductor gave his singers ample room for expressive breadth in their solos and duets.
Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Review, october 29 2009

G.Puccini TOSCA, Bari, Teatro Petruzzelli (Teatro Piccinni) september 2009

A coagulare in maniera eccezionale il tutto, la decisa ed appassionata direzione di Renato Palumbo, che ha saputo esaltare i trascinanti valori musicali dell’opera non meno della sua prorompente teatralità, realizzando un eloquente e suggestivo rapporto fra «buca» e palcoscenico. Un equilibrio avvincente nel quale si rispecchiava la sua concezione della drammaturgia pucciniana.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, september 23 2009

Il merito maggiore sul piano musicale va dato innanzitutto al direttore, Renato Palumbo, ormai in grado di tradurre con naturalezza la profondità di lettura di un repertorio che comprende tutta la grande letteratura lirica e sinfonica.
Fiorella Sassanelli, La repubblica, september 23 2009

RENATO PALUMBO è il primo direttore a salire sul podio del Teatro Petruzzelli dopo la ricostruzione. Con una prova di Tosca l’orchestra torna a suonare nella sala restituita alla città dopo l’incendio del 1990.

F.Cilea ADRIANA LECOUVREUR, Torino, Teatro Regio
june/july 2009

La direzione incalzante […], di Renato Palumbo dava l’ indirizzo teatrale giusto alla musica e otteneva buone cose dall’ orchestra.
Angelo Foletto, La repubblica, 29 giugno 2009

Il direttore Renato Palumbo conosce bene tecnica e stile: così la sua orchestra suona leggera, trasparente e tintinnante, tranne che nelle periodiche raffiche di suono, quando sono i cantanti, come è giusto, a trascinare il tutto.
Paolo Gallarati, La stampa, 28 giugno 2009

G.Verdi UN BALLO IN MASCHERA, Paris, Opéra Bastille
april/may 2009

On se laisse bien vite charmer par la belle vivacité qu’il insuffle, et l’on admire, au détour d’une phrase, des détails orchestraux joliment sculptés.
Antoine Brunetto, ForumOpera, april 21 2009

Renato Palumbo dirigeva con mano sicura e tempi piuttosto estremi il Ballo in maschera verdiano. Otteneva il massimo da un’orchestra molto impegnata durante tutta l’opera e che non dava segni di stanchezza né di cedimenti.
Jorge Binaghi, L’Opera, june2009

P.Mascagni/R.Leoncavallo CAVALLERIA RUSTICANA/PAGLIACCI
Chicago, Lyric Opera, february/ march 2009

The Lyric Opera Chorus and Chicago Children’s Choir are in fine form, and conductor Renato Palumbo keeps a steady hand in the orchestra pit.
Bill Gowen, Daily Herald, february 16 2009

While conductor Palumbo kept the verismo electricity crackling in “Pagliacci,” he opted for warm floods of lyricism in “Cavalleria,” freely bending and slowing melodic lines.
John Van Rhein, Chicago Tribune, february 16 2009




Press Reviews 2008

G.Verdi I DUE FOSCARI, Bilbao, ABAO, november  2008

En el plano musical, de un elevado nivel general, destacó la admirable dirección de Renato Palumbo. Fue un ejemplo de manual de cómo empastar todos los elementos que componen una ópera. Se podía seguir perfectamente el desarrollo de la obra solo con fijarse en sus expresivos y precisos movimientos, que permitieron que tanto cantantes como coro encajaran perfectamente con el foso. Allí, una entregada Orquesta Sinfónica de Bilbao secundó al maestro con un estupendo sonido verdiano.
Javier Del Olivo, Mundoclasico.com, november 20 2009

G.Verdi NABUCCO, Venezia, Teatro La Fenice, Venezia
october 2008

[In Va’ pensiero] il coro (ben preparato da Claudio Marino Moretti) è disteso supino, la voce sale in verticale, il torace fermo, il canto diviene sommesso e in pianissimo, una magia vocale inattesa che dispiega l’incipit come effettivamente dovrebbe essere, un pianto nostalgico, fuori da ogni retorica, secondo il tempo insolitamente lento della direzione del bravissimo Renato Palumbo. […] Fra i migliori direttori per l’opera, Renato Palumbo ha dato prove molto convincenti nella scorsa stagione all’Arena di Verona, conciliando precisione e pulizia di lettura a idee e fantasia. Dirige a memoria, grande conoscenza della partitura e delle voci. In Nabucco plasma una dimensione fortemente drammatica, combinata a pulizia e grande cantabilità, portando le voci dentro l’orchestra e non il contrario.
M. Schipilliti, La nuova Venezia-La repubblica, october, 21 2008

Mahler/Rachmaninov CONCERTO SINFONICO
Trieste, Teatro Verdi, september 2008

Brillante la prova di Renato Palumbo
Nonostante le poche prove purtroppo disponibili, Palumbo e l’orchestra sono riusciti a trarne il massimo frutto: infatti, tutte le sezioni erano ben preparate ed ovviamente l’interpretazione ne ha tratto giovamento, con un’esecuzione fresca e piena d’energia, che è stata salutata dal pubblico con lunghi applausi.
Alberto Godas, Vita nuova, october 3, 2008

Renato Palumbo, gagliardo direttore fin dall’adolescenza, rigoroso interprete di opere e musica sinfonica nei massimi teatri (a Trieste Un ballo in maschera), ne ha dato una lettura coraggiosa […] vigile e pregnante, già dal remoto emergere dell’incipit, fino alle ultime, esaltanti, deflagrazioni. All’interno scorrono lieder, il tema dell’infanzia nelal morte, quella grottesca, allucinata marcia funebre, che oggi ci pare più che mai dedicata a una società al tramonto. Colti a dovere da Palumbo i colori visionari e l’ostinato rovello ritmico. Al termine consensi quanto mai intensi e convinti.
Danilo Soli, Messaggero veneto, september 28, 2008

G.Verdi RIGOLETTO, Verona, Arena, august 2008

Renato Palumbo dimostra di essere un direttore fine, attento ai dettagli, alle preziosità più che alla grancassa alla quale qui molti indulgono.
Sandro Cappelletto, La stampa, august 6 2008

Renato Palumbo offre del capolavoro verdiano una lettura assolutamente convincente, ancorché non priva di qualche lentezza, sempre tesa a ricercare i giusti equilibri sonori tra le sezioni dell’orchestra, in ottima serata, ed a garantire un eccellente coesione tra buca e palcoscenico. Ne è dunque scaturito un Rigoletto elegantemente misurato, fatto di piccoli preziosismi, paradossalmente poco “areniano”nella sua ricerca di intimità: davvero molto, molto bello.
Alessandro Cammarano Operaclick

G.Verdi AIDA, Verona, Arena, june, july, august 2008

Aida all’Arena cesellata a dovere
Esecuzione bellissima da parte di Renato Palumbo, con tempi spesso lenti ma a sostegno di una lettura cesellata com’è raro ascoltare.
M.Zurletti, La repubblica, june 23 2008

Tutti, compresa l’orchestra e l’eccellente coro preparato da Marco Faelli, avevano la felice fortuna di esser diretti da Renato Palumbo, bravissimo nel far cantare e nel dare un’impronta di coerenza e precisione.
L.Arruga, Il giornale, june 22 2008

E l’altra sera a Verona, nelle condizioni notoriamente difficili in cui si lavora in Arena, [Renato Palumbo] ha diretto un’Aida esemplare: mossa e viva nei tempi, fraseggiata ad arte, con momenti di bel suono che in quel catino all’aperto si direbbero un’araba fenice. A Verona non c’è una nuova Aida, ma la solita Aida, quella di De Bosio […] La novità è stata la qualità musicale che si è ascoltata, mai stata così alta. Grazie all’eccellente prova del direttore e a un cast buono.
E. Girardi, Il corriere della sera, june 22 2008

Aida è tornata a Verona e giura fedeltà a Verdi
La coerenza prima di tutto: è il motivo per cui la parte scenica si raccorda armoniosamente con quella musicale, guidata da Renato Palumbo, che possiede l’accento verdiano e sa regolare bene il rapporto fra intimità (Aida n’è piena) e momento pubblico. Dove c’è passione imprime un tono un po’ ruspante che va bene all’Arena, e dove c’è da lavorare sul dettaglio non si tira indietro. Con Palumbo i cantanti, che in genere all’Arena gigioneggiano, stanno entro i limiti della musica con buon gusto e ognuno nell’ambito delle sue possibilità
G.Satragni, La stampa, June 22 2008

G.Verdi LA BATTAGLIA DI LEGNANO, Bilbao, ABAO, april 2008

Fortune was with ABAO however as they were able engage Renato Palumbo, a conductor of some prestige and a full guarantee of high quality. If in other occasions I have criticized some substitutions in Bilbao, this time I must praise both the effort involved in finding someone good and the results of doing so. Renato Palumbo gave an outstanding performance, taking the work along very rhythmically, providing every care for the singers and getting a remarkable performance from the Bilbao orchestra. […] Verdi was very well served by them. […] At the final bows, the biggest applause went to Messrs Sagi, Palumbo and Maestri.
José M. Irurzun, www.musicweb-international.com

Musicalmente, la diestra y efficaz direcciòn de Renato Palumbo pone también en relieve la ya citada alternancia entre el caractér impositivo y grandioso y lo dramàtico, extrayendo de la orquésta los volùmenes necesarios, sin achicar. Asì, tras la expresiva interpretaciòn de la sugestiva obertura de cuatro partes alternas, el foso irà sin rebajar la fuerza de los metales, por ejemplo, en momentos de potencia sonora, ya que el maestro, ademàs de ser gra conocedor de Verdi, domina la orquesta.
J.A.Z. Deia, april 14, 2008

El maestro Palumbo, con tal conjunto se pudo lucir y sa batuta se mostrò también siempre clara con los profesores de la Sinfònica bilbaina que non tuvieron niguna dificultad en reflejar la niervosa y épico- -héroica mùsica del juven Verdi.
Nino Dentici, El Correo, april 14, 2008

G.Verdi, AIDA, Berlin Deutsche Oper,  march 2008

Von Renato Palumbo am Pult feinsinnig, ja elegant geführt, verschwindet das Orchester hinter den Bildern.
Frankfurter Allgemeine Zeitung, march 5, 2008

Sein Musizieren ist geprägt von einer weiten Ausdrucksskala und klaren Strukturierung, aber auch von einem kontinuierlichen Fluss. Und in seiner fein dosierten Expressivität harmoniert es wunderbar mit dem Stimmcharakter von Aida und Amneris.
Neue Zürcher Zeitung, march 5, 2008

Und auch musikalisch hat der Abend seine Meriten. Es ist die letzte Premiere des ausgeschiedenen GMD Renato Palumbo. Und Palumbo zeigt hier noch einmal mit so seidigen wie kraftvollen Tönen, was seine Stärken sind: italienische Oper, zumal Verdi.
Georg-Friedrich Kühn, Deutschlandradio

G.Verdi SIMON BOCCANEGRA, Berlin Deutsche Oper,  february/march 2008

Dabei gelingt Renato Palumbo mit dem Orchester der deutschen Oper Berlin eine grandiose Verdi-Interpretation – leidenschaftlich, aber nicht schwülstig; mit Pathos, aber ohne Dämonie; mit sensibel ansteigenden Crescendi, berauschender Klangfülle, aber auch sehr transparent mit stimulierend hervorgehobenen Instrumentengruppen. Fantastisch die Balance zwischen Graben und Bühne, intensiv die Begleitung der Sänger!
www.opernnetz.de, march, 22, 2008

G.Verdi RIGOLETTO, Torino, Teatro Regio, january 2008

Apasionada la direcciòn de Renato Palumbo
Andrea Merli, Opera Actual, march 2008

Un Rigoletto della migliore tradizione come la direzione di Renato Palumbo, teatrale e sanguigna, in cui si respira aria padana. Il direttore rende la capacità espressiva della musica e il suo effetto teatrale con giusto equilibrio sottolineando i diversi colori dell’impianto sonoro senza ingigantire i momenti “da lessico popolare”. Buona la prova dell’orchestra e in particolare del coro, straordinariamente affiatato, diretto da Claudio Marito Moretti.
Ilaria Bellini, www.teatro.org, february, 2, 2008

Renato Palumbo tiene in pugno la compagnia di canto con estrema attenzione
Alessandro Mormile, Corriere dell’arte, february, 1st, 2008

Renato Palumbo sa mostrarci come la tensione drammatica sappia anche tingersi di oasi liriche assai ben tratteggiate. Ed ecco ad esempio la verdianità interiorizzatamente sofferta del preludio, o la confortante serenità donata al primo incontro fra Rigoletto e Gilda, nel quale in orchestra si ascoltano bei rallentandi e momenti in cui il direttore respira con i cantanti e li favorisce al meglio delle loro possibilità. […] L’insieme della direzione denota un attento disegno agogico, rapportato con saggia circospezione alle forze vocali a sua disposizione.
Alessandro Mormile, L’Opera, february 2008

Quattordici recite di Rigoletto in diciassette giorni e riuscire a stupire con una qualità musicale altissima, che libera da ogni traccia di polvere un capolavoro che alla prima sconcertò e scandalizzò il pubblico proprio per la novità musicale e drammaturgica prima che per la scabrosità del soggetto. Questo riesce al teatro Regio di Torino, che programma il Verdi più popolare fra l’Ariane di Dukas e la Salome di Strauss e lo affida a uno dei direttori che meglio conoscono e sanno approfondire il dramma verdiano, Renato Palumbo. Il suo è un Rigoletto che applica felicemente i principi filologici (spiace solo una sforbiciata alla ripresa di Sì vendetta), non ricusando le puntature di tradizione, ma senza piegarsi supinamente alla prassi tradizionale: ne infiora la vita e un vindice avrai sono eseguiti a tempo, come è scritto, ma non è regola applicata in modo rigido, bensì adattata alle necessità e alle caratteristiche dell’opera e degli interpreti. Come dovrebbe essere ogni variazione sensata. L’orchestra suona come un disco mettendo in rilievo tutte le preziosità timbriche e ritmiche della scrittura verdiana, canta con i cantanti ma evidenzia anche l’incedere implacabile della tragedia, fino all’esplosione folgorante della tempesta sulla morte di Gilda e la quiete quasi irreale che la segue. Interessante, poi, la caratterizzazione agogica dei personaggi, sottolineando per esempio un incedere più vivace per Gilda, nell’ansia e nella brama di vita. Difficile ascoltare un Verdi altrettanto incisivo e sorprendente, come fosse la prima volta, nel gesto puntualissimo di una bacchetta che illumina e segue con sorprendente vitalità entrambe le compagnie convocate per questo autentico tour de force.
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, february, 2008

Sous la baguette généreuse de Renato Palumbo, l’ensemble turinois s’est d’abord fondu dans un superbe accompagnement des chanteurs. Voyant que le courant ne passait pas entre le plateau et la fosse, le chef s’est alors offert le privilège de faire entendre les couleurs orchestrales de son ensemble. Quels timbres, quelle fougue, quel enthousiasme ! A noter encore le comportement exemplaire du Choeur du Teatro Regio qui, même si scéniquement plongeait dans la convention, donne quelques remarquables moments musicaux, comme dans son pianissimo Zitti, zitti, moviamo a vendetta.
Jacques Schmitt, www.resmusica.com, january, 28, 2008

Sul podio Renato Palumbo ci ha offerto una lettura magistrale della partitura, un’interpetazione che a mio avviso lascia un segno profondo nella storia esecutiva di quest’opera. Abbandonato ogni schema e convenzione il maestro, grazie a una rara cura del particolare, riesce ad imprimere ad ogni pagina l’appropriato respiro evidenziando aspetti finora inesplorati. Indugiante nell’Andante “Deh non parlare al misero”, implacabile e travolgente nell’attacco dell’invettiva “Cortigiani vil razza dannata”, Palumbo mette in rilievo tutta la capacità espressiva della musica conferendo la giusta incisività ai momenti drammatici stupendo l’ascoltatore con episodi di poetico lirismo. Sempre accorto alal conduzione dei cantanti, il direttore domina l’orchestra che ha certamente offerto in questa occasione una delle sue migliori prove delle ultime stagioni. […] uno spettacolo a mio avviso imperdibile.
Giuseppina Mascari, Operaclick, january 2008

Musicalmente il direttore Renato Palumbo ha creato subito il clima emotivo ricavando dall’ottima orchestra sottigliezze d’analisi contrapponendo, secondo le situazioni, tempi sospesi e dilatati ad altri incalzanti e vigorosi, fra piacevoli effetti timbrici e scatti ritmici.
Walter Baldasso, Torino Cronaca , january, 22, 2008

La direzione di Renato Palumbo ci è sembrata ottima, capace di sottolineare i giusti volumi e di portare in primo piano tutti i colori oscuri, sorretta da un gran ritmo.
Stefano Mola, trasp.net , january, 21, 2008

Sotto la direzione musicale di Palumbo, precisa, serrata e attentissima a non lasciar mai cadere il ritmo degli accadimenti, il fascio di luce è tutto sul contrasto fra Rigoletto e il Duca.
Giorgio Pestelli, La stampa , january, 20, 2008

Sul podio dell’orchestra del Teatro Regio Renato Palumbo mostra di essere perfettamente a suo agio con la partitura verdiana che ha approfondito in ogni suo aspetto. Tiene bene l’orchestra, la guida con delicatezza, la rende baldanzosa nelle pagine che esaltano lo spirito libertino del tenore.
Ar. Ca., La stampa, january, 17,2008




Press Reviews 2007

Grieg/Brahms CONCERTO SINFONICO
Bari Fondazione Petruzzelli, december 11 2007

Sull’onda dell’incontestato successo ottenuto col Requiem di Verdi, Renato Palumbo è tornato sul podio dell’orchestra dell’Amministrazione provinciale per un mirabile concerto sinfonico. da parte sua il complesso […] ha confermato con la sua prestazione il rpofondo feeling che si è creato con il direttore, in un programma di smagliante fascino. Due brevi pagine di Grieg[…] hanno dato l’avvio alla serata, in esecuzioni nelle quali Palumbo ha distillato con mano delicata l’intenso lirismo che le impregna, poi, sempre del musicista norvegese il celeberrimo Concerto in la minore per pianoforte e orchestra. […] L’opera si è avvalsa di una solista interessante ed oggi sulla cresta dell’onda: la pianista coreana Ilia Kim, ormai italiana d’elezione. […] L’accompagnamento di Palumbo, preciso e non meno appassionato, ha fatto sì che il concerto avvincesse una volta di più gli ascoltatori. […] Ed infine la Sinfonia n.2 di Brahms. […] l’opera ha beneficiato di una esecuzione nella quale Palumbo ha con esemplare visione saputo valorizzare, con intelligenza e lirismo, anche i piccoli particolare, con una espressività cogente, con un’ampiezza sonora trascinante nella quale le impennate poderose di taglio drammatico si intrecciavano a momenti di struggente passionalità, di eroica poesia. Val la pena una volta ancora sottolineare come in questa visione ricca di avvincenti sfumeture melodiche e ritmiche l’orchestra barese si sia rivelata docile e impeccabile strumento, capace di rendere in pieno le intenzioni del direttore, il quale ha giustamente inteso alla fine di ogni brano, ma dopo Brahms in particolare, coinvolgerla nel successo tributato dal pubblico entusiasta.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, december 13 2007

Verdi REQUIEM, Fondazione Petruzzelli, Bari
november 27-29 2007

Va subito detto che l’esecuzione della Messa da Requiem ha assunto anche connotati di carattere storico in quanto il grande affresco sinfonico corale verdiano non era mai stato inserito, se non ci sono smentite dell’ultima ora, nell’ambito di una stagione lirica barese, per cui per molti appassionati ha rappresentato se non proprio una novità certamente un’occasione di riscoperta di una partitura straordinaria. Lo si è visto da come il pubblico che affollava il Piccinni ha seguito l’esecuzione: attento, concentrato, cercando di comprendere come questa serata vincesse sul piano artistico ponendo in primo piano le compagini orchestrali (La sinfonica della Provincia che ha offerto una delle migliori esecuzioni degli ultimi tempi seguendo alla lettera le indicazioni del concertatore) e corali (Coro della Fondazione Petruzzelli egregiamente disciplinato dal maestro Franco Sebastiani) impegnate in uno sforzo esecutivo che è andato oltre ogni possibile previsione. Merito innanzitutto del maestro Renato Palumbo il quale ha offerto una lettura in grado di consentire, al di là dalla struttura e dalle esigenze “liturgiche” del testo, una riflessione profonda sulla concezione ideale della morte così sentita dall’autore.
Palumbo ha introdotto l’ascoltatore in un’atmosfera sommessa, quasi di livido turgore (appena inquinato dal flebile squillo di un cellulare) per poi immettersi con un’appropriata arcata sonora nel “Kyrie” con ‘ausilio delle voci dei solisti, mentre, sconvolto da una forza tellurica impetuosa, ha tratteggiato il “Die irae”, sostenuto da rapidi staccati molto coinvolgenti. E’ apparso evidente che il direttore tendesse, sì al rispetto del dettato semantico verdiano ma anche a dare una lettura “personale” della partitura accentuando qualche sospensione nei momenti più intimi (“Mors stupebit”, “Recordare”) oltre a vorticose riprese (“Die irae” e “Sanctus”). Una direzione magnifica. L’orchestra ha risposto con prontezza insieme al coro e ai quattro solisti.
Dino Foresio, Operaclick, november 2007

Attesa legittima e [niente] affatto delusa (i cinque minuti di applausi alla fine e i ripetuti richiami alla ribalta degli interpreti lo hanno attestato chiaramente) per la Messa da Requiem di Verdi, che ha inaugurato la stagione 2007-2008 della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Un avvio, in apparenza, un po’ anomalo, a metà fra il concerto e l’opera, ma una scelta che già in partenza ribadiva il carattere stesso del lavoro, notoriamente in ideale bilico fra spiritualità e teatralità. Un problema per gli intepreti, il direttore prima di tutti, ma Renato Palumbo – e le dichiarazioni alla vigilia dell’esecuzione l’avevano fatto chiaramente presagire – ha risolto il tutto con lucida precezione, grande equilibrio e, diciamolo pure, prorompente musicalità. Il susseguirsi serrato di momenti in cui il discorso verdiano giunge all’esaltazione o si stempera in più raccolti sussurri di interiore rapimento estatico, dinanzi ad un testo di eterna possanza, Palumbo l’ha rivissuto con una totale adesione ed estrema padronanza, trascinando su questa strada, chiaramente intuita e seguite, solisti, orchestra e coro. […] Una serata che – non sembri esagerato – può essere considerata fra quelle che «fanno storia» nella sempre più ricca vita musicale barese.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, november, 29 2007

Settantacinque minuti ad atissima tensione. Con il vigore dell’esecuzione del Requiem di Verdi è cominciata al meglio la nuova stagione lirico-sinfonica della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. […] Il Coro della Fondazione e l’Orchestra della Provincia di Bari si sono espressi al meglio delle loro possibilità, raggiungendo un livello artistico di notevole spessore. Di ciò bisogna ringraziare senz’altro il direttore Renato Palumbo, il quale ha creduto nelle potenzialità dei due complessi, usando le strategie giuste per farli crescere così. C’erano compattezza, tenuta espressiva, cura del suono, potenza e rotondità. […] Soprattutto, peccato per chi se l’è persa.
Fiorella Sassanelli, La Repubblica, november 29 2007

L’acquisto dell’erede italiano di Sinopoli a Berlino per un incarico continuativo al Petruzzelli rappresenterebbe una svolta importante per la Fondazione e gli orchestrali baresi, visti i risultati raggiunti sotto la sua direzione l’altra sera e in altre occasioni. Palumbo non ha, quindi, smentito la propria fama di concertatore severo guidando con autorevolezza l’Orchestra sinfonica delle Provincia di Bari e il Coro della Fondazione (ben preparato da Franco Sebastiani) in una lettura vivida del Requiem verdiano, interpuntato dall’imponenza quasi fisica del Dies irae che ritorna con l’inquietante ammonimento del coro tra violenti squilli di tromba, vorticosi sprofondamenti degli archi e minacciosi colpi di tamburo. Fisica, molto fisica, anche l’impetuosa e spedita direzione di Palumbo, che pure riesce ad ottenere squisiti effetti timbrici sulle variazioni dinamiche e nei pianissimo, anche dalle voci degli splendidi solisti, il soprano Tamar Iveri, il mezzosoprano Marina Prudenskaja, il tenore Francisco Casanova e il basso Konstantin Gorny. Insomma una serata di musica all’altezza di un’inaugurazione di stagione, salutata con diverse chiamate dei protagonisti da un pubblico entusiasta.
Francesco Mazzotta, Corriere del mezzogiorno, november 29 2007

Il Requiem verdiano è andato in scena ieri al Teatro Piccinni, ottimamente diretto da Renato Palumbo, che ne ha offerto una lettura equilibrata, di seducente cantabilità, aderendo proprio allo spirito operistico iù che sacrale del lavoro.
Alessandro Romanelli, L’orecchio di Dioniso , november 28 2007

G.Verdi LA TRAVIATA, Berlin Deutsche Oper, november 2007

Palumbo dirige quasi come Karajan
Renato Palumbo la segue [Anna Netrebko] con la sua orchestra molto attentamente, disponibile a servirla e ad aiutarla. Porta la sua arte come su un vassoio d’argento sopra la buca. Esattamente questo elogiavano tutte le cantanti (eccezione Birgit Nilsson) di Herbert von Karajan, è questo che Karajan e Palumbo hanno in comune. Per lo meno questa volta riceve gli applausi che merita.
Klaus Geitel, Berliner Morgenpost, november 16, 2007

Non importava che sul podio questa sera non ci fosse più il GMD ma “solo” il direttore ospite Renato Palumbo. L’orchestra e il suo ex-capo sembravano come sollevati da una grande responsabilità. Il collettivo dei musicisti sensibili sembra stimare quest’uomo, che non si è riposato sul suo prestigioso contratto ma che ha preso su di sé la responsabilità dei fallimenti altrui. Il maestro dirigerà 27 serate in questa stagione e se si ascolta la Traviata siamo tenuti a credere che diventeranno delle buone serate. Molti bellissimi piani escono dalla buca e senza stancarsi il maestro da attacchi all’orchestra e al palcoscenico.
Tagesspiegel, november 16,2007

G.Verdi I VESPRI SICILIANI, Genova, Teatro Carlo Felice
october 2007

No se entendienden las aisladas muestras de disconformidad con la labor de Renato Palumbo, que desde el podio dictò una soberana lecciòn de tensiòn dramàtica.
Andrea Merli, Opera Actual, december 2007

La bacchetta non è mancata, confermandosi ancora una volta Renato Palumbo direttore di indubbio merito, pe rla capacità di padroneggiare le forme, di svolgerle con precisione, di sostenerle in bell’equilibrio tra esigenze della partitura e del palcoscenico, tenendo in pugno un’Orchestra lodevole.
Giancarlo Landini, L’opera, november/dicember 2007

Sul podio Renato Palumbo con una direzione efficace ed elegante esaltava la qualità di un’orchestra in ottima forma, al pari di un eccellente coro.
Gianni Bartalini, Gazzettino sampierdanese, november 2007

Con una raffinata lettura a tesi, Renato Palumbo intende restituirci quest’opera, sciogliendo l’enigma stilistico dei Vespri alla luce della solida esperienza maturata con Robert le diable e Les Huguenots. Arie e duetti, infatti, hanno strutture assolutamente francesi, la vocalità – specie quella di Arrigo – è di chiarissima ascendenza meyerbeeriana e di fronte a una lettura che esalta questi aspetti spiace solo che l’opera sia eseguita in italiano facendo cadere i balletti (ma il Carlo Felice non dispone di un proprio corpo di ballo e si sa che questo in Italia è problema diffuso e antico). Che la forbice colpisca anche la parte di Arrigo è certo un peccato, ma la quantità immensa di musica composta abitualmente per il grand-opèra era tale proprio per essere adattata di volta in volta al cast scritturato e […] s’è scelto senza dubbio il male minore. Pienamente compensato, peraltro, dalla bellezza del fraseggio orchestrale, dall’ampio respiro degli assiemi, dalla coerenza del disegno complessivo. Basti citare la celeberrima sinfonia, qui rivissuta come per la prima volta in rapporto drammaturgico con l’opera: così le due riprese del tema principale nel duetto fra Arrigo e Monforte presentano sottilissime variazioni dinamiche, perfettamente speculari all’esposizione nella sinfonia. L’aver privilegiato l’ascendenza francese, dilatato solennemente i recitativi, preferito in orchestra le trasparenze ai turgori non significa peraltro aver rinunciato alla tensione drammatica, solo averla iscritta in un disegno più ampio, che fa anche riflettere su quanto l’abusatissimo aggettivo “verdiano” possa essere ripensato e messo in discussione, al di là di una superficiale immediata teatralità. Eseguita piano, com’è scritta, anche la cabaletta “è dolce raggio” acquista un sapore nuovo, più poetico, meglio inserito nel climax del terzo atto, ricco di dettagli più che di magniloquenza
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, november 2007

Efficace la bacchetta di Renato Palumbo.
Giorgio Gualerzi, Famiglia Cristiana, november 11, 2007

Altrettanto convincente è parsa la direzione di Renato Palumbo, una direzione curata nel dettaglio e connotata da incisività e brio.
Alberto Bazzano, Musicultura on line, november 6, 2007

L’esecuzione musicale poggia sulel spalle sicure di Renato Palumbo, direttore capace di tenere in pugno i grandi assiemi e di regalare bei momenti di abbandono lirico ad una cantabilità verdiana che la sua bacchetta […] sa rendere attenta alle ragioni del palcoscenico.
Alessandro Mormile, Corriere dell’arte, november 2, 2007

..l’orchestre est de toute beauté sous la direction musicale de Renato Palumbo
Christian Jarniat, Tribune bulletin Côte d’azur, november 2, 2007

Il est vrai aussi que Renato Palumbo galvanise au mieux ses troupes (fosse et scène) dans un maelstrom fulgurant de rage, puissance bref, amour verdien.
Christian Columbeau, www.lepetitjournal.com, octobre 23, 2007

Più che la regia è la direzione musicale che con forza espressiva e narrativa restituisce il clima dell’opera. Renato Palumbo controlla bene orchestra e partitura, dal piano al forte, aumentando, diminuendo, smorzando, facendo emergere i singoli suoni, con una direzione appropriata che conosce momenti di impeto senza prevaricare troppo le voci.
Ilaria Bellini, www.teatro.org, october 22 2007

Palumbo ha ben regolato il rapporto fra la cantabilità vocale e le scene drammatiche: ha in sé gli accenti della musica verdiana e, in ciò, prosegue con onestà la tradizione schietta dei direttori d’opera italiana.
Giangiorgio Satragni, La stampa, ottober 22 2007

…. musicalmente erano Vespri di riguardo. Renato Palumbo ha lavorato bene con una compagnia di canto esemplare […]. Della concertazione hanno convinto la concezione interpretativa, l’impeto calibrato e la cura dei dettagli. Firme direttoriali riconoscibili erano la predilezione per scelte di tempo un po’ didascaliche nel differenziare gli squarci lirici, come i meravigliosi terzetti. Ma già nella sinfonia, lucente nel suono e ariosa nell’ampio respiro cantabile, Palumbo ha fatto presagire la nobiltà e la saggezza teatrale che avrebbero ispirato la rilevante lettura complessiva.
Angelo Foletto, La repubblica, october 22 2007

Gli applausi ci sono stati […] soprattutto in direzione della bravissima soprano e dell’orchestra con il suo direttore Palumbo, già accolti con favore dopo l’ouverture.
e.q. Corriere mercantile, october 21 2007

Renato Palumbo dà colore ai Vespri in bianco e nero
Fortuna che c’era Renato Palumbo, venerdì sera: grande direzione, già lo si è capito dall’ouverture, energica e vitale, mai è caduta la tensione, con splendidi contrasti tra le parti più ritmiche e quelle cantabili, con una splendida frase dei violoncelli e tutti i colori al posto giusto; e ottima anche nel supporto del canto, mai di troppo e mai manchevole, insomma, la classica botte di ferro.
Barbara Catellani, Il giornale, october 21 2007

La musica è sghemba, una di quelle opere di Verdi che affascinano proprio per la non compiutezza di forma e stile. Renato Palumbo, peraltro, mostra un dominio e una consapevolezza dello strano modo di essere di questa partitura, come se la dirigesse da sempre. Sa stringere e allargare al momento opportuno, sa sottolineare tutto il bello. È l’ora del riscatto dopo il « fattaccio»di primavera scorsa, quel Freischütz berlinese che grida ancora vendetta.
Enrico Girardi, Il corriere della sera, october 21 2007

G.Rossini OTELLO, Pesaro, Rossini Opera Festival, Pesaro, august 2007

Renato Palumbo, alla guida dell’Orchestra del Comunale di Bologna, ha restituito di Otello i bagliori preromantici di secondo e terzo atto (che contengono momenti di assoluta bellezza) non sacrificandone in nulla comunque lo spirito belcantistico, aliena in ogni caso, la sua lettura, da evanescenti linfatismi ma intrisa, piuttosto, di un corrusco e trascinante senso del dramma musicale.
Davide Annachini, L’Opera, september 2007

Renato Palumbo, una delle bacchette più attente e sensibili per il Rossini serio, […] afferma una lettura intelligente e accurata. […] Nelle sfumature dell’ouverture, in dettagli del terzo atto, nell’intelligente accentazione del ritmo-Leitmotiv del Moro, s’intendono idee che contribuiscono a creare un Otello interessantissimo.
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, september 2007

An exceptional cast and conductor […] Renato Palumbo conducts an urgent reading wich subtly realises the score’s often remarkable sonorities, wich generates a tragic inevitability powered by a finely sprung rhytmic momentum.
The stage.com

Palumbo dirigió muy bien, en lo que resultaría la mejor dirección musical de esta edición, […] la orquesta respondió bien y el coro tuvo su mejor actuación vocal, y el equilibrio con la escena -difícil en este sitio- fue ideal.
Jorge Binaghi, Mundoclasico, 24 agosto 2007

La concertazione di Renato Palumbo, a capo dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, si fonda su di una lettura molto omogenea ed ariosa della partitura rossiniana, sempre equilibrata sul piano ritmico ed attenta alla resa timbrica. Gli strumenti sanno dialogare con grande espressività con le voci soliste, sottolineandone ora il lirismo, ora l’inquietudine. In particolare gli archi, nel tratteggiare le pulsazioni febbrili dell’ansia di Desdemona nel secondo atto, determinano un significativo coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Filippo Tadolini, Operaclick

Al frente del excelente Coro da Camara de Praga y una magnifica Orquesta del Teatro Comunale de Bolonia, Renato Palumbo supo crear un auténtico drama, ademàs de contribuir a la sempre agradecida fiesta vocal rossiniana.
La Razon Solidaria, 16 august 2007

Dirige sabiendo lo que Rossini necessita Renato Palumbo […] Renato Palumbo dirigiò con finura y sentido del orden a una Orquesta del Comunal de Bolonia que sonò empastada y àgil.
J.A. Vela del Campo, El Pais, august 16 2007

…grobem Beifall für das sensible Dirigat des Berliner Generalmusikdirektors Renato Palumbo und das Bologneser Opernorchestern …
Dirk Schümer, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 agosto 2007

Renato Palumbo dirige con bravura
Michelangelo Zurletti, La repubblica, august 13 2007

Renato Palumbo dirige une Orchestra du Teatro Comunale di Bologna d’une bonne tenue, donnant à la partition de Rossini beaucoup de corps sans pour autant fallir aux exigences de souplesse qui sont la marque du maître de Pesaro.
Paul Lucas, Luxemburger Wort, august 11 2007

Sul podio dell’orchestra del Comunale di Bologna, Renato Palumbo ha diretto con accorta energia, cogliendo la complessa cifra stilistica di un melodramma che ha le radici nell’opera seria settecentesca, ma preannuncia già i fremiti del romanticismo.
Cesare Galla, L’Arena, august 10 2007

È dunque l’esecuzione musicale che regge la serata; Renato Palumbo, sul podio della brava orchestra del Comunale di Bologna (corretto è il Coro da Camera di Praga), concerta con molta cura, trova molte finezze, tiene con solidità le fila dell’esecuzione.
Arrigo Quattrocchi, Il manifesto, august 10 2007

L’orchestra del Teatro comunale di Bologna era diretta da Renato Palumbo: bacchetta elastica e attenta alle meraviglie strumentali di questa partitura che Rossini ventiquattrenne, nel 1816, lo stesso anno del Barbiere, presentò a Napoli […] la musica del prodigioso ragazzo spicca il volo e traccia sentieri ben precisi per la futura opera romantica.
Paolo Gallarati, La stampa, august 10 2007

Renato Palumbo (presente al Rof dal 2003) sta sul podio dell’Orchestra del Comunale di Bologna e fa cantare uomini e strumenti con il suo gesto ondeggiante e cordiale. Momenti grandi nell’ultimo, bellissimo atto.
Carla Maria Casanova, Il resto del Carlino, august 10 2007

…ist die von Renato Palumbo kompetent dirigierte Koproduktion mit der Deutschen Oper Berlin und der Opera von Lausanne…
Süddeutsche Zeitung, august 10 2007

G.Verdi RIGOLETTO
London, Royal Opera House Covent Garden, july 2007

There are good musical reasons for seeing this show. One is the conducting. Renato Palumbo may be new to Covent Garden, but the music director of Deutsche Oper Berlin clearly knows how to pace Verdi, phrase with the singers, obtain punchy orchestral playing and maintain impeccable ensemble. Quite a lot of the conductors whom I have observed floundering around in pits this season should be going to Palumbo for a masterclass in these essential basics.
The Times, july 11 2007

G.Verdi ATTILA, Bari Fondazione Teatro Petruzzelli, june 2007

Quale direttore della Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari è salito sul palco l’attento ed incisivo Renato Palumbo, attuale general musik director della prestigiosa Deutsche Oper di Berlino e ben noto in tutto il mondo. Palumbo ha tratto dalla ottima orchestra tutto il colore necessario a un melodramma come questo, esaltando sfumature che non ci si aspetterebbe da un’opera verdiana tutto sommato giovanile, quindi ancora non pienamente matura come quelle del successivo più noto trittico.
Giovanni Fornaio, www.drammaturgia.it, july 7 2007

Su tutto dominava la esemplare direzione di Renato Palumbo, che con accorta scelta dei tempi e impeccabile chiarezza di intuizione del disegno generale, ha conferito al tutto quella trascinante enfasi (ambita da Verdi), che anima il lavoro e ne costituisce il pregio essenziale. Palumbo, fra l’altro, ha saputo in maniera straordinaria valorizzare le finezze orchestrali (il preludio iniziale e la tempesta, tanto per citare due momenti canonici).
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno

Il direttore d’orchestra, Renato Palumbo, ha ottenuto grandi successi dirigendo Verdi e venerdì 8 giugno è stato uno dei sicuri protagonisti della serata. Ha staccato tempi perfetti e l’orchestra sinfonica della Provincia di Bari, sotto la sua bacchetta ci è parsa più precisa e più attenta alle dinamiche sonore. […] Alla fine applausi convinti da parte del pubblico per tutti e vere e proprie ovazioni per Pertusi e Palumbo, decisamente protagonisti della serata.
Luciana Solazzo, Operaclick

C.M. von Weber DER FREISCHÜTZ
Berlin Deutsche Oper, april 2007

Da quando è Gmd (GeneralMusikDirektor) alla Deutsche Oper, Renato Palumbo ha messo subito in chiaro che non è il solito italiano da esportazione che fa l’opera italiana e solo quella, ma che vuole affrontare anche il repertorio più squisitamente “della casa”. Così, se nella prossima stagione le sue due nuove produzioni saranno Aida e Der fliegende Holländer, in questa sono state Germania di Franchetti e, appunto, Der Freischütz: come dire il manifesto dell’opera tedesca dell’Ottocento, l’incunabolo del Romantik nazionale più compattamente tipico. L’aspetto interessante non è solo che Palumbo abbia scelto di dirigere quest’opera, ma come l’ha fatto. Senza cercare di essere, diciamo così, più tedesco dei tedeschi, senza cercare nella partitura quelle premonizioni wagneriane che la scuola storica ci trovava, senza sonorità corrusche e schianti tellurici. Ma sottolineando invece la sua filiazione mozartiana, del resto storicamente ineccepibile: colori chiari, concertati trasparenti e, quando si comincia a sentire odore di zolfo, un’asciutta secchezza assai più efficace del consueto bombardamento di decibel. Mettete poi uno dei pochi direttori che dirigono volentieri il belcanto e soprattutto sanno anche farlo sul Freischütz e i gioielli lirici di cui è disseminata l’opera brilleranno come non capita spesso, grazie ad accompagnamenti insieme morbidi e nervosi e a un ineccepibile ma non indulgente sostegno al palcoscenico. Così i cantanti della maison fanno un’ottima figura.
Alberto Mattioli, Classic Voice, may 2007

Schubert/Brahms CONCERTO SINFONICO, Bari, Teatro Piccinni, january 15 2007

L’atteso concerto sinfonico diretto da Renato Palumbo per la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari ha avuto esito quantomai positivo. Val la pena di sottolineare subito la concretezza del rapporto che – con conseguenze più che valide – si è stabilito fra il giovane maestro ed il complesso barese. […] D’istinto il complesso sa riconoscere i «cavalli di razza», e quindi li asseconda mirabilmente, offrendo al pubblico esecuzioni di alto livello. Così è accaduto con Palumbo, che per il suo esordio barese (peraltro l’avevamo già ampiamente e ripetutamente apprezzato al Festival della Valle d’Itria), ha scelto un programma niente affatto facile per l’accostamento e per l’intrinseco spirito delle due opere presentate: la Sinfonia n.5 di Schubert e la Sinfonia n.4 di Brahms.
Con organico opportunamente ristretto, Palumbo ha rivissuto la sinfonia schubertiana con tenera eleganza, senza però svuotarla di energia sincera e coinvolgente, esaltandone la ricca contabilità di stampo popolare, creando un’atmosfera di soddisfatta e luminosa vitalità.
Ben diversa, colta nella sua fondamentale essenza, quella che Claude Rostand definisce «autunnale, essenzialmente nordica». Con cura ai limiti del meticoloso, Palumbo ha saputo cogliere le più piccole sfumature , ricomponendo con lucida visione l’avvincente quadro complessivo con acutezza di fraseggio, rigore ritmico, nettezza di attacchi, senza cedimenti retorici, ma con trasporto contagioso.
Successo calorosissimo. Già dopo Schubert il pubblico è stato prodigo di applausi, che alla fine di Brahms sono divenuti vere ovazioni, con ripetute chiamate per il direttore, applaudito anche dalla stessa orchestra.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, january 17 2007

Primo concerto dell’anno per la Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e prima esibizione a Bari di Renato Palumbo, direttore musicale dal 2006 della Deutsche Oper di Berlino – la Scala tedesca dove è il primo italiano dopo Sinopoli a ricoprire il prestigioso incarico – e considerato tra i più rappresentativi direttori italiani a livello internazionale. Il concerto di lunedì in un teatro Piccinni gremito e festante accostava due capolavori del romanticismo tedesco: la Quinta sinfonia di Franz Schubert (composta nel 1816) e la Quarta sinfonia composta da Johannes Brahms quasi settanta anni dopo Schubert (1885), composizioni in qualche modo agli antipodi, non solo cronologicamente, nel lungo secolo attraversato dal romanticismo. Siamo abituati all’idea che Schubert, erede di un Mozart altrettanto fittizio, debba sempre sprigionare cascate di felice esuberanza, mentre Brahms accolga la dilatata serenità che deriva dalla lezione dei classici e addirittura, nella Quarta, da Bach. Palumbo ci ha svelato che esistono altre letture, molto più profonde.
La serata è divenuta letteralmente un crescendo di emozioni, poiché il direttore ha avviato il concerto con una interpretazione volutamente minimalista, riducendo la partitura schubertiana alla sua essenziale natura di delicato cristallo e concentrando tutta l’energia vitale per la colossale e densa opera brahmsiana. Dimenticate le facili sinuosità mozartiane che usualmente emanano dalle letture superficiali di Schubert, Palumbo ha trovato l’essenza profonda della struttura di una Quinta ancorata a una forma senza tempo: per pulire il suono delle sezioni dell’Orchestra, costrette a pianissimo estremi, il gesto del direttore era ridotto all’indispensabile, quasi fermo. Al contrario dell’ultima e la più “classica” delle sinfonie, la Quarta, la lettura di Palumbo ha sconvolto le facili aspettative di una compostezza formale derivanti dalla forma. Fin dal primo tema la bacchetta del direttore ha scavato, plasmato, rivelato ondate sonore sovrapposte a mirabili giochi melodici interni, esplosi nella Ciaccona e nelle variazioni dell’ultimo tempo. L’Orchestra della Provincia ha ancora una volta saputo rispondere all’invito di un grande direttore, cimentandosi con generosità in una sfida ai limiti di quelle che consideravamo, forse ingiustamente, le sue massime possibilità.
I solisti in spietata evidenza sono stati tutti eccellenti: la flautista Pisanu, l’oboista Leone, i corni Danisi e Fiore, il fagottista Dilallo, il violoncellista Gentile e il primo violino Pavaci, ma dovremmo scrivere tutti i nomi. Palumbo non si è infatti limitato a una “lettura”, come in genere è imposto dal limitato numero delle prove per un direttore ospite, ma ha costruito una vera “interpretazione”, evento assai raro per il nostro pubblico, che ha mostrato visibilmente di apprezzare una serata davvero felice, con lunghi applausi finali. Palumbo tornerà a fine stagione per l’esecuzione di Attila di Verdi e ci aspettiamo che nel frattempo l’Orchestra faccia tesoro di questa ulteriore occasione di crescita.
Dinko Fabris, La Repubblica, january 17 2007

Sarebbe una fortuna se se si avverasse in un prossimo futuro l’auspicio del sovrintendente Giandomenico Vaccari di assicurare all’ente lirico una collaborazione stabile con Renato Palumbo, il neo direttore della Deutsche Oper di Berlino, che l’altra sera il pubblico del Piccinni ha applaudito sul podio della Sinfonica in un programma tutto «viennese» fondato sulla Quinta di Schubert e la Quarta di Brahms. Se Palumbo era alla ricerca di un feeling – una delle condizioni da lui stesso poste anche solo per iniziare a ragionare di un suo possibile futuro barese – l’impressione è che una buona intesa sia stata raggiunta.
Le scelte programmatiche del maestro erano molto chiare, anche rispetto agli obiettivi e ai traguardi mitteleuropei del suo percorso artistico: rappresentare, attraverso i suoi estremi, un periodo musicale (il Romanticismo) all’interno di una società, quella austriaca, nel suo momento critico di fronte al crepuscolo dell’era asburgica. Un’era che Schubert aveva mirabilemtne evocato nella sua staticità, al punto da prevederne il tramonto. E in quest’ottica si deve leggere, per esempio, la cullante serenità nella quale Palumbo, spingendo l’orchestra a sussurrare la musica con nitore, riesce a trascinare l’uditorio a partire dal primo movimento della Quinta, sinfonia «cameristica» con la quale l’autore richiama le atmosfere del puro classicismo settecentesco con tanto di riferimenti mozartiani, soprattutto nel minuetto.
La tentazione di prodursi – come interposta persona – in un lezioso esercizio di stile non sfiora nemmeno per un momento il ragionamento musicale di Palumbo, nella cui lettura si pecepisce chiaro l’intento di proiettare il recente passato nell’immediato presente, per poi farne uno dei Leitmotive dell’intera serata. Del resto, anche Brahms, musicista che si riannoda alla tradizione classica, nella sua ultima sinfonia non si pone tanto il problema di risultare moderno, quanto di trovare anche lui una sintesi temporale (in questo caso guardando indietro, «oltre» il classicismo) attraverso la ripetuta citazione bachiana (abilmente nascosta all’orecchio) della Cantata BWV 150 nel quarto movimento. Ma a differenza di Schubert, in Brahms l’era asburgica, ormai nel clima opprimente della finis austriae, suggerisce (al contrario dell’immobilità) un’esuberanza (anche virtuosistica) e un’inquietudine che Palumbo trasmette con vigore.
Francesco Mazzotta, Corriere del mezzogiorno, january 17 2007

G.Puccini MANON LESCAUT, Barcelona, Gran Teatre de Liceu, december 2006/ january 2007

El director de orquesta Renato Palumbo acreditó en su debut en el foso liceísta un fabuloso dominio del estilo pucciniano. Sacó extraordinario partido de la orquesta, en especial de unas cuerdas que lucieron un sonido carnoso y un intenso y cálido fraseo…
Javier Pérez Senz, El Pais, december 24 2006

Palumbo llevó a la Simfònica del Liceu por caminos de gloria, como en ese logrado «crescendo» del preludio al tercer acto, con un cuarto acto que fue pura agonía, sacando toda la modernidad de esta orquestación exigente y apasionada y siguiendo a los cantantes con ojo certero. Su trabajo con la madera describiendo la aridez del desierto cargó de sentido su lectura, al igual que la magnificencia técnica del concertado del acto tercero.
Los miembros del coro demostraron su calidad como actores y siguieron a Palumbo con pericia, redondeando una gran noche de ópera.
Pablo Meléndez-Haddad, ABC, december 24 2006




Press Reviews 2006

G.Rossini BIANCA E FALLIERO
CD Dynamic/Rossini Opera Festival

Questa edizione è dominata dalla bacchetta di Renato Palumbo e dal Falliero della Barcellona. Palumbo comprova il dominio completo dell’orchestra e del palcoscenico e l’abilità di narrare la vicenda con impeto, persino, trasporto, senza mai perdere di vista l’eleganza di una scrittura raffinata. È un Rossini robusto e vigoroso che procede con spedita alacrità e nel finale del I atto trova accenti grandiosi.
Giancarlo Landini, L’Opera, june 2006

G.Rossini LA CENERENTOLA, Genova, Teatro Carlo Felice
may 2006

Il clima è estivo, ma il mare è Ligure e non Adriatico, invece della Palla di Pomodoro abbiamo la Lanterna: non siamo a Pesaro, bensì a Genova, per trovare una delle più belle produzioni rossiniane degli ultimi anni, una Cenerentola dall’incanto raro e prezioso. Artefice primo ne è stato Renato Palumbo, che, a una settimana dall’ultima replica del Trovatore a Parma, conferma una duttilità, una statura tecnica e interpretativa che non possono essere imbrigliati nelle definizioni di repertorio. La sua forte impronta personale, anzi, fa proprio il linguaggio rossiniano traducendolo in una lettura stilisticamente impeccabile quanto nuova e inconfondibile. Il suo Rossini marca mirabilmente il sottilissimo confine fra classico e romantico, il crepuscolo soffuso dell’opera buffa con vivacità e nitore d’accenti, una brillantezza che non va mai a scapito dell’equilibrio, della finezza di scrittura, di quella tinta acquarello che ammanta la fiaba di Cenerentola. L’utilizzo di ottoni a canneggio corto di modello primottocentesco, per esempio, conferisce all’impasto strumentale proprio quel colore unico, quella dolce morbidezza nella quale gli equilibri timbrici, i dettagli strumentali sono valorizzati come dettagli d’una preziosa filigrana, senza che nessuna sezione prevalga e turbi l’equilibrio. Allo stesso modo lo stacco plastico dei tempi, la sensibilità cantabile del fraseggio assecondano la divina ambiguità d’un capolavoro sospeso fra commedia e astrazione, fra antico e moderno. In questa preziosa trina musicale, resa con precisione cristallina, è un raro, sottile, piacere vedere che la concertazione non segue i cantanti, né impone loro alcunché, piuttosto realizza il perfetto equilibrio fra autorità del podio e libertà della voce in una collaborazione che ha come causa e fine la musica stessa, valore condiviso da un cast d’altissimo profilo.
Roberta Pedrotti, Gli amici della musica, june 2006

G.Verdi IL TROVATORE, Parma, Teatro Regio,  april/may 2006

Il Trovatore infiamma il Regio: Serata trionfale, ovazioni al cast. Eccellente la direzione di Palumbo
Mi è affiorato, naturalmente, durante l’ascolto di questo Trovatore, il ricordo di quel bellissimo saggio di Gavazzeni – di cui proprio quest’anno ricorre il decennale della scomparsa – che riassumeva, con l’acume e l’ampiezza di orizzonti che possedeva come pochi altri, i caratteri essenziali e inconfondibili di questo capolavoro: nonostante la sua assoluta emblematicità che sembrerebbe escludere ogni altra riflessione, diceva, lo spazio interpretativo rimane quanto mai aperto, “nell’alternarsi di inclinazioni lunari e di corrusche violenze”. Che sono appunto i termini attorno ai quali si è mossa la lettura di Renato Palumbo, termini emozionali che il suo consolidato prestigio direttoriale ha incarnato con lo stesso tracciato formale, liberando quella forza di eloquio insita nella primarietà delle strutture con una circolarità tra ragioni drammatiche e ragioni musicali che, se il raffronto non si prestasse a certi equivoci, potremmo dire mozartiana, sotterraneo omaggio dunque nell’anno del salisburghese. Per dire, in sostanza, di una linea di condotta che ha non solo sottratto questa partitura alle tante bellurie accumulate dalla consuetudine, ma ha offerto la rivelazione di quali screziature sia composta la “tinta” dell’opera, rispetto al più corrente tono corrusco, e spesso sommariamente bituminoso; e ciò senza cedimenti troppo riflessivi né abbandoni arbitrari ma attraverso un controllo che se ha reso più essenziale l’energia, ha lasciato intendere i fervori romantici che operano entro quelle fibre. Ne è stata chiara riprova la particolare coesione offerta dall’orchestra così come la sensibile ricchezza di movenza con cui ha agito il coro; e soprattutto quella continua fusione con il palcoscenico , oggi sempre più rara anche da parte di direttori che sanno il fatto loro.
Gian Paolo Minardi, La gazzetta di Parma april 29  2006

Questo è il Verdi che amiamo
… anche la direzione di Palumbo è da lode […] “la sua direzione brilla su tutto […] sa tenere bene orchestra e palcoscenico. È il suo successo personale”.
Francesca Benazzi, La gazzetta di Parma april 29 2006

Del migliore dei mondi possibile parlava, seriamente, Leibniz, meno seriamente Voltaire faceva discettare Pangloss del meilleur des mondes possibles. Noi potremmo oggi parlare del migliore dei Trovatori possibili, se l’affermazione non risultasse pericolosamente in bilico fra il fiducioso ottimismo del filosofo delle monadi e il distacco critico di monsieur Arouet; non amiamo poi, in sede di recensione, il gioco dei confronti, come non amiamo il puntiglio di Beckmesser. Eppure, possiamo dirlo, da molti anni non si sentiva un Trovatore di questo livello, né a Parma un tal successo di pubblico per un’opera tanto amata e delicata. Invece, e torniamo a citare Leibniz, il Verdi festival 2006 non poteva avere migliore inaugurazione. Già lo scorso anno, a Torino, abbiamo avuto modo di esaltare la concertazione di Renato Palumbo, e non vorremmo ripeterci, se non ci trovassimo di fronte alla più bella bacchetta italiana apparsa negli ultimi anni, d’un talento e d’una sensibilità che trovano piena esaltazione nell’affinità elettiva con questa partitura, con la quale debuttò appena diciannovenne. Partendo da una concezione cameristica dell’orchestrazione, da un tratto belcantista preromantico, rende il fuoco del Trovatore ancor più vivo e pulsante, senza vacui impeti garibaldini, perché anche nell’esplosione drammatica il suono che riempie il teatro è bello e levigato come quello che accarezza il canto e gli si unisce nei momenti di abbandono lirico. Orchestra e voci cantano insieme, ma non v’è in questo compiacimento alcuno, bensì l’intima penetrazione del linguaggio specifico di questo Verdi, della sua attenzione alla parola nel contesto d’un formalismo rigoroso, dalla seducente patina arcaica, ma in realtà drammaticamente modernissimo. Tutti i dettagli della partitura sono rispettati ed esaltati in un discorso unitario che riesce a essere libero, fantasioso, teatrale, confermando la padronanza assoluta di buca e palcoscenico, l’abilità e la sensibilità per colori, accenti, dinamiche di un concertatore di primissimo piano nel panorama attuale e futuro. Non poteva trovare guida più sicura e attenta il debutto di Marcelo Alvarez […]l’orchestra traduce fedelmente il gesto di Palumbo in suono nitido, cesellato nei dettagli, perfettamente omogeneo, lunare e incandescente. […]Tutto funziona alla perfezione e il Regio festeggia come non vedevamo da anni. Giustamente, perché un Trovatore così non lo si vedeva da anni.
Roberta Pedrotti Gli amici della musica may 2006

G.Verdi RIGOLETTO, Paris, Opéra Bastille, Paris, february 2006

Le chef Renato Palumbo a donné une magistrale leçon de direction pour cette reprise de la production de Jérôme Savary de Rigoletto. Des débuts parisiens qui marqueront les mémoires et les musiciens de l’orchestre, à une époque où les grands chefs verdiens sont devenus une denrée rare.
[…] En invitant à Paris Renato Palumbo il [Gérard Mortier] nous a révélé un chef verdien de tout premier ordre. Il est bien rare d’entendre une partition aussi délicate que celle de Rigoletto menée avec pareille intelligence et un sens aussi aigu de la place de cette musique dans l’œuvre du compositeur. Avec Rigoletto, Verdi n’a pas encore totalement oublié le bel canto pur, mais il s’est déjà bien engagé sur d’autres chemins, ceux d’un réalisme et d’une théâtralité qui marqueront de plus en plus ses partitions ultérieures.
Il faut donc savoir en permanence jongler avec plusieurs styles, passer des langueurs ornées d’un romantisme un peu évanescent aux élans et aux fureurs de passions exprimées de manières beaucoup plus directes. Il faut aussi trouver les couleurs qui mettent le mieux en valeur chaque état d’âme et laisser rêver l’orchestre au bon moment pour le lancer au galop quelques mesures plus loin. Tout cela, Renato Palumbo le maîtrise avec une sûreté confondante, tenant vraiment toute la représentation au bout de sa baguette et recueillant à la fin, non seulement l’ovation de la salle, mais les applaudissements de tout l’orchestre lui-même !
[…] Le spectacle fonctionne, comme toujours à l’opéra quand le chef, pierre angulaire de l’édifice musical, a la présence, l’autorité, la technique et l’inspiration adéquats.
Gérard Mannoni, Altamusica.com