Rigoletto a Sydney: la recensione di The Australian

Rigoletto’s conductor hits all the right notes

by MURRAY BLACK THE AUSTRALIAN JUNE 30, 2014 12:00AM

ITALIAN conductor Renato Palumbo has established an enviable reputation as a Verdi interpreter. After listening to his account of Rigoletto, I understand why.
One of the sources of his success was his scrupulous observation of Wagner’s injunction that the conductor’s most important job is setting the right tempos.
But as Furtwangler noted, a conductor should be more than just a timekeeper. Palumbo’s subtly controlled use of tempo and dynamic contrasts created sinuously shaped and highly expressive musical lines.
Palumbo and his players also sustained clear textures and nuanced colours, reminding us that Verdi was a consummate orchestrator. Whatever the mood required, the orchestra’s vivid, well-blended sounds ensured it was ideally realised.
Palumbo and the orchestra’s stylish, sensitive accompaniment was the first of three key ingredients that made this version of Rigoletto such an outstanding achievement.

Complete review in pdf: RIGOLETTO review (The Aust)

 




Recensioni 2014

G. Verdi Nabucco, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Il vero punto di forza di questo Nabucco deve essere individuato nella direzione di Renato Palumbo, capace di cogliere l’irruenza degli spiriti risorgimentali come la solennità rituale della partitura, senza dimenticare di sottolineare con opportuna flessibilità di tempi lo scontro dei caratteri. Un taglio interpretativo allo stesso tempo energico e sensibile esemplarmente assecondato da un’orchestra in ottima forma e dal magnifico coro istruito da Lorenzo Fratini, festeggiatissimo dopo il “Va’ pensiero” tanto da essere costretto a bissarlo.

Giuseppe Rossi, La Nazione

[…] corposa, trascinante, la direzione di Renato Palumbo che guidava con autorevolezza gli impeccabili complessi del Maggio.

Gabriele Rizza, Il Tirreno

Il direttore Renato Palumbo, che bissa il “Va’ , pensiero”, permette all’ orchestra di suonare bene e respirare in sintonia con il canto. La sua idea di questo Verdiè poetica più che battagliera. Adatta al cast schierato in campo

La Repubblica

Conductor Roberto Palumbo was notable for his ability to maintain continuity in numbers with contrasting tempo indications. He clearly understands that Nabucco squarely belongs to that choral-religious genre (normally performed during Lent), of which the most illustrious product was Rossini’s Mosè (in all its versions). Whoever conducts Nabucco must aim towards a grandiose, majestic and biblical atmosphere, without worrying about the subpar material (of which there is more than enough) or the fact that often its Rossinian and bel canto imports are not smoothly assimilated. The introduction to the chorus “De’ guerrieri invano il patto” was, for instance, a splendid anticipation of the general tone of an incandescent and kinetic reading of the opera. The chorus “Il maledetto non ha fratelli” presented an excellent series of dynamic alternations. Other memorable moments were the orchestral introduction to Act III (or better Part III) as well as the chorus “E’ l’Assira una regina” (definitely not one of the most inspired moments of the opera) with its extraordinary rhythmic pace. “Va pensiero” had beautiful measured sound dynamics and was a little slower than usual, but this unhurried tempo, obviously a deliberate choice, gave it almost a hypnotic quality, particularly in its uncommonly long last chord, rendered by the excellent Chorus as an otherworldly sound. The audience requested – and was granted – an encore, but this is so common that I would actually be shocked if it did not happen. Early Verdi requires more than a dash of folly and courage from the conductor, and Palumbo delivered it, never conceding a moment of boredom.

Nicola Lischi, www.opera-britannia.com

Resta memorabile l’esecuzione musicale del “Va’ pensiero” in volume assai contenuto e con un finale lunghissimo, come se le note dovessero pian piano, naturalmente, sfaldarsi nel cuore degli spettatori grazie ai tempi dilatati. Bis non solo di prammatica.

Francesco Rapaccioni, www.teatro.org

Affidato alle cure esperte di Renato Palumbo questo Nabucco si avvia senza problemi al successo, contando sul palcoscenico soprattutto sulle ben note qualità di Anna Pirozzi e Leo Nucci. […] Il coro preparato da Lorenzo Fratini, da pochi mesi a Firenze, canta benissimo e sembra pronto a ritornare agli antichi splendori. Lo confermano nell’ampia e controllatissima gamma dinamica richiesta da Palumbo nel “Va’ pensiero”, regolarmente bissato. Il coro di schiavi sembra pulsare, come l’estasi e il dolore della memoria, in una sorta di sospensione scandita dall’identità fra la voce, il suono, la parola e il gesto del concertatore. Il Verdi di Palumbo è come sempre vivido, impetuoso, teatrale, ampio e solenne ove occorra, mobilissimo nelle dinamiche e nell’agogica, sempre attento alla scena e alle esigenze del canto (anche sollecitando variazioni nelle ripresa delle cabalette di Abigaille e Zaccaria), soprattutto in una sala acusticamente particolare come questa.

Roberta Pedrotti, www.apemusicale.com

Dal punto di vista musicale, nulla da eccepire sulla conduzione estremamente precisa di Renato Palumbo che si è impegnato nella lettura della partitura verdiana seguendo un’interpretazione piena di contrasti di  tempi e sonorità, di certo più intensa nelle pagine di carattere lirico, come la sopraccitata famosa pagina corale oppure la bella scena del ruolo titolo nell’ultimo atto e la scena della morte di Abigaille. Rimane sempre eccelso il mio giudizio sull’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e sul suo Coro (preparato da Lorenzo Fratini), veri patrimoni artistici cittadini. La qualità del colore orchestrale e vocale che questo ottimo complesso riesce a realizzare è qualcosa di estremamente emozionante, sempre.

Alberto Bartolomeo, www.gbopera.it

G. Verdi Otello, Teatro Massimo di Palermo

La bacchetta di Renato Palumbo rivela ancora una volta l’approfondita conoscenza del repertorio verdiano e compone dinamiche spesso illuminate da raffinati contrasti

Ilaria Grippaudo, www.gbopera.it

Di grande polso ed esperienza, Renato Palumbo è capace di guidare tutti come meglio non si potrebbe (e in Otello, sin dall’uragano iniziale, le difficoltà tecniche oltre che concettuali per la bacchetta sono enormi), cavando un bellissimo suono dalla duttile Orchestra del Teatro Massimo, magnifica in tutti i settori, tranne per qualche scarsa omogeneità tra i contrabbassi nel IV atto.

Giuseppe Guggino, www.apemusicale.com

Affidare la direzione d’orchestra all’esperienza di Renato Palumbo è sicuramente la scelta più sensata e visto i risultati è anche quella che maggiormente aiuta ad arrivare alla fine della recita. Per chi fosse ancora convinto che i direttori non sono fondamentali nell’opera, assicuriamo che in questo caso ci siamo trovati di fronte ad un vero esempio dell’importanza di questo ruolo. Renato Palumbo traghetta l’intera recita con concentrazione e caparbietà fino alla chiusura del sipario, a nostro parere fa un vero miracolo considerando il materiale umano che aveva a disposizione. Musicalmente molto bene, pulito e coinvolgente, regala qualità alla recita sfruttando più possibile l’orchestra del Teatro Massimo, in pieno rispetto della partitura verdiana, mostra al pubblico una prova convincente, ricca di sfumature, movimenta e colma le mille lacune del palco.

Sabino Lenoci, L’opera

Il successo del nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli, è in gran parte dovuto alla direzione d’orchestra di Renato Palumbo, frutto di un grande lavoro interpretativo.

www.ilsitodipalermo.it

G. Puccini Tosca, Teatro Regio di Torino

È godibile la Tosca messa in scena dal Regio di Torino. Puccini investe il dramma verista tratto da Sardou con uno spolvero sinfonico di altissima classe. Ma ci vuole un direttore che sappia renderne lo scintillio. È quello che ha fatto Renato Palumbo, guidando l’Orchestra del Regio con una pulizia, nettezza e trasparenza non comuni. Il primo atto è risultato, così, una fantasmagoria di colori, il secondo incalzante nel ritmo, il terzo valorizzato nella sua radiosità melodica. Tutto appariva assai fine, ben cesellato nei particolari, ma unitario nel ritmo. Va al direttore, come sempre, gran parte del merito nell’esecuzione di un’opera teatrale.

Paolo Gallarati, La stampa




Sardegna Quotidiano, 31 maggio 2013

Intervista Sardegna Quotidiano PDF

Concerto Palumbo_Maisky_Sheraton 17.1.09RENATO PALUMBO

Macbeth, potere e sangue «Ma la speranza resiste»

 

Il motore del mondo? Non illudiamoci, non sono i buoni propositi o l’altruismo, quanto piuttosto la sete di comando e di potere»: parola del maestro Renato Palumbo, impegnato in questi giorni nella preparazione di Macbeth,il melodramma verdiano in scena al teatro Lirico da venerdì. Il direttore d’orchestra veneto, specialista del repertorio del Cigno di Busseto e ormai di casa a Cagliari (è salito sul podio numerose volte, l’ultima lo scorso febbraio per l’Omaggio a Debussy), fa un’eccezione alla sua diffidenza verso le interviste («un artista deve parlare col il suo lavoro», ripete spesso) e racconta come si prepara un’opera tanto impegnativa «per i cantanti, senz’altro, ma anche per il direttore, che deve saper rendere il senso di costante tensione, di dramma incombente di cui la partitura di Verdi è imbevuta».

MALVAGITÀ DEMONIACA

«I ruoli chiave dell’opera sono quelli di Macbeth e della Lady, sua moglie», spiega Palumbo. «In particolare quest’ultima assume tratti quasi demoniaci, guida e anima le azioni scellerate del marito il quale a sua volta innesca una spirale di sangue e morti che non risparmia né gli amici, né i bambini». E tutto, per cosa? «Per il potere. Che diventa ossessione, un’ambizione malata che avviluppa la coppia, la rende schiava di incubi e visioni per poi condurla, al termine di una lunga catena di efferatezze, alla distruzione». Il maestro sottolinea la difficoltà del ruolo di Lady Macbeth: «Verdi l’ha scritto per un soprano drammatico d’agilità. Occorrono vocalità corposa e facilità nel passare velocemente dalle note basse agli acuti spinti».

Rachele Stanisci interpreterà la crudele Lady per la prima volta in carriera: «Lavorare con il maestro Palumbo è un privilegio» dice il soprano. «È attento a ogni dettaglio, i tempi musicali sono perfetti. Nel repertorio di Verdi è davvero un numero uno». Anche il baritono slovacco Dalibor Jenis è entusiasta di vestire i panni di Macbeth sotto la guida di Palumbo: «Con lui la partitura è rispettata in maniera rigorosa. È un direttore d’orchestra carismatico, ti guida con mano sicura e con gesto imperioso… fa quasi paura!», scherza il cantante, al suo esordio nel ruolo.

UN LAVORO DI SQUADRA

«La buona riuscita di un’opera lirica è legata al fatto che ciascuno faccia al meglio la propria parte» sottolinea Renato Palumbo, che riferendosi alla regia e alle coreografie di sapore più orientale che scozzese di Micha von Hoecke rivela: «Il pubblico deve capi capire tutto della rappresentazione. Se ciò non accade, vuol dire che qualcunoha sbagliato: o io, o il regista». Ragion per cui «ci si confronta, si lavoradi squadra. Non concepisco una direzione musicale che non tenga contodell’allestimento». Il direttore d’o rchestraveneto è ormai un habituédel palco cagliaritano: «Trovo sempre grande disponibilità e un’ottima organizzazione. Un ente lirico simile, tanto conosciuto anche fuori Sardegna, va saputo valorizzare. Il suo alto profilo qualitativo è indice del livello di civiltà della città stessa». Tornando a Macbeth e agli orrori di una folle corsa al potere, Palumbo rivela: «In fondo al dramma shakesperiano e all’opera di Verdi brilla una luce di speranza. È il bene che vince, alla fine, mentre il male soffoca tra le sue stesse spire». Suona la campanella. L’intervallo delle prove è finito, e così pure l’intervista: «Scusatemi, la Scozia mi attende». O l’Oriente, forse.

Fabio Marcello




Recensioni 2013

G.Puccini, La bohème, Teatro Regio di Torino

La bacchetta di Renato Palumbo è stata la vera protagonista per gusto dell’interpretazione, dello spessore psicologico, oltre che all’irruenza timbrica e la passionalità espressiva dell’orchestra.

Irene Bottero Il corriere di Savigliano 7 febbraio 2013

Grande protagonista di questa Bohème è l’orchestra del Teatro Regio (e nel II quadro anche il coro, sempre impeccabile) guidata da Renato Palumbo. Il direttore non le dà tregua neppure per una battuta, con la sottolineatura di ogni tinta, l’evidenza di ogni colore; e l’orchestra risponde ottimamente nella resa di tutte le sfumature. Il prodigio della partitura pucciniana emerge in particolare nella strutturazione leitmotivica e nei frequenti wagnerismi che percorrono l’opera, specie nei primi due quadri (ottimo ausilio, a questo proposito, il saggio di Virgilio Bernardoni presente nel programma di sala, Il realismo “logico” della «Bohème», dedicato appunto alla disamina motivica e all’intarsio delle riprese di scena in scena, con catalogo dei temi conduttori). Anche nei passaggi apparentemente più banali del I quadro l’orchestra porge all’ascoltatore movenze e disegni, riprese ed elaborazioni che raramente la pratica esecutiva riesce a presentare in modo così chiaro; forse, il rischio di mantenere l’orchestra e il suo ruolo sempre in evidenza si traduce talora in un parziale occultamento del volume sonoro dei cantanti; ma è un piccolo rischio, ampiamente ripagato dalle tante bellezze strumentali che così s’impongono all’attenzione; anche perché, quando Puccini intende far risaltare le voci, le lascia protagoniste del discorso musicale.

Come ogni quadro, il finale dell’opera è accompagnato da un apprezzamento calorosissimo nei confronti di tutti gli interpreti; ma esso diventa vera ovazione per le due coppie di amanti, ossia per Alberghini, Bakanova, Berrugi e Grimaldi, e per il direttore d’orchestra Palumbo.

Michele Curnis GB Opera 1 febbraio 2013

U.Giordano, Andrea Chénier, Teatro Regio di Torino

Ma Andrea Chénier non è solo questo, perché incastona la facilità del canto, spesso modernamente non inquadrabile in schemi netti, dentro l’affresco storico con la sua pluralità di figure e in un linguaggio orchestrale mobile ricco di colori. Ben lo sa Renato Palumbo, che, sul podio dell’orchestra subalpina in apprezzabile forma, sa cosa vogliano dire la pennellata timbrica e il respiro della frase.

Giangiorgio Satragni, La stampa 17 gennaio 2013

Il direttore Renato Palumbo, del resto, non rinuncia a un volume del suono marcato, a volte anche debordante: l’effetto principale è certamente una magnifica nitidezza strumentale in cui nulla va perduto[…]. In alcuni momenti l’orchestra è davvero mirabile protagonista: dalle delicatezze pseudo-settecentesche del quadro iniziale agli arcaizzanti squilli di corno che annunciano il passaggio di Robespierre nel II; per non dire degli accordi dell’arpa nella stretta del duetto finale, in alternanza al tremulo degli archi che accompagna le ultime frasi degli amanti: un disegno musicale solitamente coperto, in realtà argomento prezioso per valorizzare la complessità della partitura.

Michele Curnis GB Opera 2 febbraio 2013

G.Puccini, Madama Butterfly, Teatro delle Muse “Franco Corelli” di Ancona

Alla guida della FORM Orchestra Filarmonica marchigiana, Renato Palumbo ha diretto con grande competenza ed evidente conoscenza stilistica. Una lettura di assoluta chiarezza ed affidabilità che ha conosciuto particolari colpi d’ala interpretativi nell’Interludio orchestrale del terzo atto. Attento al ricco cromatismo della partitura protegge i solisti sostenuti nelle ragioni del canto.

Davide Oliviero GB Opera 11 febbraio 2013

Alla testa della sempre affidabile Filarmonica Marchigiana, Renato Palumbo ha tenuto tempi marcatamente lenti, trovando però piena rispondenza sia nell’orchestra (bello davvero sentire le diverse sezioni degli strumenti così nitide nel duetto d’amore) sia nei cantanti, dando così indubbio fascino sinfonico alla lussureggiante orchestrazione pucciniana.

Domenico Ciccone Operaclick

G.Verdi, Nabucco, Teatro Regio di Parma

Un Nabucco nella più schietta tradizione verdiana. Parma celebra il proprio Genius Loci con la riproposizione dell’efficace spettacolo firmato da Daniele Abbado alla regia e affidato all’incisiva bacchetta di Renato Palumbo. Accuratissimo concertatore, costui, molto attento a sostenere le voci e a imprimere un’impronta eroica alla partitura, nel segno di una forte tensione ritmica e dinamica, complice l’ottima orchestra del Regio.

Fabio Larovere Corriere della sera 12 marzo 2013

 Renato Palumbo. Colori vivaci, brillanti, netti e fuoco

Patrizia Monteverdi Operaclick marzo 2013

C’è innanzitutto un direttore coi fiocchi, Renato Palumbo, che non solo conosce nei minimi dettagli la partitura del Nabucco, ma è anche un esperto dell’opera italiana dell’Ottocento nel suo complesso, nonché un intenditore di voci e un provetto accompagnatore del canto. Ciò si traduce in un’esecuzione integralissima (ossia senza lo scempio di strette e cabalette scorciate), nella messa a punto di tempi incalzanti, e anche – per chi vada a caccia di novità – nell’accompagnamento al «Va’, pensiero», dove il battere di ciascuna misura echeggia un poco più marcato del consueto, e dà così un chiaro punto di riferimento ritmico accanto allo scaltrito uso del rubato: i piccoli segreti delle vecchie volpi.

Francesco Lora Il corriere musicale 8 marzo 2013

G.Verdi, Nabucco, Teatro Massimo di Palermo

La concertazione musicale è stata invece affidata a Renato Palumbo, direttore specializzato nel repertorio verdiano. La sua lettura di Nabucco si è rivelata non tradizionale sotto alcuni punti di vista, a partire dai tempi incalzanti che ha staccato sin dall’Ouverture, trascinando con sé le sezioni orchestrali. […]  il direttore veneto ha impresso alla musica quell’energia dinamica, senza cali di tensione, che Verdi aveva già in mente e che in quest’opera egli attuò con impetuosa freschezza. La concisione del “dramma lirico” è stata, dunque, ben sorretta […] L’attenzione all’effetto generale non ha perso di vista la costruzione dei singoli personaggi, che soprattutto i fiati hanno saputo accompagnare con il giusto equilibrio (basti per tutti l’esempio dell’aria di Abigaille, “Anch’io dischiuso un giorno”).

Ilaria Grippaudo GB Opera 25 marzo 2013

G.Verdi, Aida, State Theatre, Melbourne

Italian Maestro and Verdi specialist Renato Palumbo makes his debut for Opera Australia with this season of performances. His reading of the score is richly textured and makes full use of the talents of Orchestra Victoria. At times, Verdi’s use of brass is almost overpowering and Maestro Palumbo showed restraint and judicious use of the pianissimo in many of the more intimate passages. It was during the many orchestral/dance sequences that the true quality of his interpretation became apparent. The orchestra achieved high standards in this performance.

Gregory Pritchard Concertonet  aprile 2013

 

The true star of the show is Orchestra Victoria under the direction of conductor, Renato Palumbo. In this almost three-hour opera, Palumbo’s enthusiasm comes across as more electrifying than what is on stage.

Joel Carnegie Herald Sun  24 aprile 2013

 

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Michael Shmidth The Age 24 aprile 2013

Monday’s opening performance featured attentive and focused conducting from Renato Palumbo, and fine playing from Orchestra Victoria; the pianissimo passages had a silky sheen to them, and the brass, especially the six onstage trumpeters wedged into the triumphal scene, were terrific.

Simon Parris Theatre People  25 aprile 2013

G.Verdi, Macbeth, Teatro Lirico, Cagliari

Per una partitura così ricca di sfumature e di significati, ci voleva una direzione profonda, rifinita. Attenta ai dettagli, equilibrata nel rapporto buca e palcoscenico. Renato Palumbo è direttore verdiano di razza. Non gli sfugge nessun accento, timbro strumentale, sfumatura psicologica, anzi accentua i ricami dei legni, i guizzi degli archi, il suono spesso dei violoncelli e la presenza degli ottoni, grave e prorompente, in particolare quella della prima tromba, in genere poco sottolineata. È una direzione  che sa usare bene i “tempi” allargando o stringendo secondo le necessità drammatiche, col risultato che si entra nel mondo verdiano-scespiriano con totale partecipazione emotiva..

Mario Dal Bello Città Nuova 30 maggio 2013

(ANSA) – CAGLIARI, 1 GIU – Rappresentata con successo, al Teatro comunale di Cagliari, l’opera Macbeth di Verdi, in occasione del Bicentenario della nascita del compositore. Il libretto è di Francesco Maria Piave, tratto dalla tragedia di Shakespeare. Il maestro Marco Faelli ha istruito il complesso Corale in modo straordinario. Ottima la direzione di Renato Palumbo così come la regia di Micha Van Hoecke. Applaudito il Corpo di ballo e tutti i cantanti, in particolare il soprano Rachele Stanisci (Lady Macbeth).

ANSA 1 giugno 2013

Il ruvido ed il sublime ed altre rifiniture strumentali le ha plasmate l’ottima direzione di Renato Palumbo che ha dedicato all’opera una delle più approfondite interpretazioni.

CagliariPad 1 giugno 2013

pregio assoluto di questo allestimento è il coro e l’orchestra, che sotto la direzione del maestro Renato Palumbo, raggiunge il vertice qualitativo dello spettacolo, donando momenti di vero e proprio struggimento, come in “Patria oppressa”.

Margherita Sanna Cagliari Globalist 5 giugno 2013

G.Puccini, Tosca, Teatro dell’Opera – Terme di Caracalla, Roma

La direzione dell’opera è stata affidata al maestro Renato Palumbo, il quale ha creato un tessuto musicale coerente e fluido, al servizio della drammaturgia scenica.  […] Molto efficace è risultato l’inzio del terzo atto, dove la descrizione dell’alba romana, col canto del pastorello e lo sfavillio delle campane, si è avvalsa di una delicatezza orchestrale molto ben ponderata.

Giuseppe Fasanella Operaclick 6 agosto 2013

La direzione è stata affidata al maestro Renato Palumbo il quale alterna tempi molto rapidi a lunghi indugi anche in relazione ai movimenti di scena, sostenendo sempre le voci in maniera adeguata e senza squilibri. Bello ed intenso l’inizio del terzo atto sia pure nella totale fissità di luci e scena. Buona la prova del coro.

Francesco Giudiceandrea GB Opera 6 agosto 2013

G.Verdi, Attila, Opéra Royal de Wallonie, Liège

Pour la première fois à l’ORW, le chef italien Renato Palumbo fait un excellent travail avec l’orchestre de la maison, conférant à la partition une certaine noblesse sans gommer entièrement le côté flonflon qui caractérise encore à maints endroits cette période de l’ouvre verdien.

Jean Lucas Luxemburger Wort 24 settembre 2013

[…] émotions […] dans le travail que Renato Palumbo a mené avec l’orchestre, privilégiant la subtilité d’une partition encore hybride, sans lourdeure ni demesure.

Michèle Friche Le soir 26 settembre 2013

Renato Palumbo le dirige superbement, avec un beau sens du rubato et du climax, et il donne à la partition toutes les chances de se révéler. Même si la forme est encore traditionelle, ce Verdi de jeunesse est du grand Verdi.

Nicolas Blanmont La libre belgique 26 settembre 2013




Recensioni 2012

G. Verdi, Aida, Chicago Lyric Opera

Italian conductor Renato Palumbo is of the younger generations that have benefitted from Riccardo Muti’s sweeping away of performance exaggerations and accretions to Verdi’s exquisitely created scores. He and the excellent Lyric Orchestra played the score eloquently and with much inner drama.

Andrew Patner, ChicagoSunTimes

Much of the success of Saturday’s performance was due to the idiomatic musical direction of Renato Palumbo. When tension sagged on stage — particularly in the first two acts — the Italian conductor managed to lift the performance with the necessary hair-trigger adrenaline, drawing refined and powerful playing from the Lyric Opera Orchestra as needed. 

Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Review

It helped to have Italian conductor Renato Palumbo, who displayed his Verdian credentials at the helm of “Macbeth” last year and “Ernani” the season before that, back in the pit, shaping instrumental lines and keeping things moving with keen dramatic thrust and musical sensitivity. Once again he had the orchestra speaking robust, authentic Verdi. The score was presented without musical cuts. 

John von Rhein,  ChicagoTribune

G. Verdi, La forza del destino, Teatro Colòn de Buenos Aires

[…]en esta versión del maestro Renato Palumbo. La orquesta, más liviana en la dinámica, tuvo la densidad sonora requerida, logro que permitió apreciar con mayor detalle la rica orquestación aplicada.

Juan Carlos Montero | LA NACION 

El director musical italiano Renato Palumbo tuvo a cargo la dirección de la Orquesta Estable del Teatro Colón. Palumbo, quien debutó como director a los diecinueve años con “Il trovatore”, es un especialista verdiano que guarda un respeto absoluto por la partitura. Su desarrollo de “La forza del destino” fue de gran rigor sin dejar de mostrar sentimiento cuando el drama lo exigía. En sus manos la orquesta sonó correcta, dinámica y más allá de algún destiempo con los cantantes, la música ofrecida fue de gran dimensión. […]  hoy podemos celebrar el regreso de una de las piezas fundamentales del repertorio operístico de todo el mundo a nuestro teatro, un reencuentro con una puesta de gran factura en las manos de Hugo de Ana, con una dirección musical de efectiva solvencia en la batuta del maestro Renato Palumbo y un elenco selecto que recordaremos seguramente en unos años cuando hablemos de una nueva representación de la ópera en el Teatro Colón. Esta presentación de “La forza del destino” de Giuseppe Verdi será sin dudas un punto de referencia al que aludir en el futuro.

Alejandro César Villarreal hagaselamusica.com

La Orquesta Estable de Teatro Colón, dirigida por la enérgica batuta de Renato Palumbo, transitó por los complejos laberintos de la partitura verdiana brindando una compacta versión orquestal. Palumbo […] muy atento al acompañamiento de las voces.

Ernesto Castagnino habituesdelteatrocolon

Es un gran protagonista el director de orquesta Renato Palumbo, con una versión enérgica de la obertura que se sostiene a todo lo largo con nervio y pasión.

Enrique Joaquín Sirvén operadesdehoy

G. Verdi, Un ballo in maschera, Teatro Regio di Torino

Renato Palumbo invece sceglie la strada di dare una lettura esclusivamente drammatica del Ballo, dove l’ironia, il cesello in punta di fioretto, il lavoro di bulino sono sostituiti dallo sbalzo deciso, dalle sonorità accese e persino fragorose, dagli accenti imperiosi come se quest’opera fosse più legato di quel che si creda alla produzione giovanile di Verdi. Pur tuttavia non gli si deve negare la tenuta dello spettacolo nelle sue componenti, il controllo saldo del palcoscenico, ma anche l’attuazione di fraseggi pertinenti e coinvolgenti, specie nelle Arie. Vorrei citare a questo proposito l’aderenza emotiva in pagine quali il Terzetto della scena di Ulrica o “Morrò ma prima in grazia” o ancora l’Aria del Conte dove il canto è seguito con attenzione al dettaglio da un’Orchestra che qui, come in tutta l’opera, dimostra di sapere realizzare le indicazioni del suo direttore.

Giancarlo Landini, Operaclick

Renato Palumbo offre una direzione appassionata dai suoni densi e vibranti, più drammatica che elegiaca, più giovanile che introspettiva, che privilegia il lato notturno della partitura. Nonostante prevalgano sonorità piuttosto forti, non vengono meno le ragioni del canto, sempre ben sostenuto dall’ottima orchestra del Regio.

Ilaria Bellini, Teatro.org

G. Verdi, Aida, Gran Teatre de Liceu de Barcelona

Renato Palumbo led the orchestra and proved again that he is a guarantee in the pit of any opera house. He filled the score with life and drama and also always helped the singers. At a time when the great tradition of the Italian Maestro concertatore seems to be in decline, the figure of Renato Palumbo is a rare, outstanding exception. The Liceu’s orchestra responded to his baton and was significantly better than they usually are.

José Mª Irurzun Seen and Heard International 8/8/2012

Palumbo fue saludado atronadoramente desde el principio. […] La orquesta sonó muy bien y sin duda fue este su mejor trabajo en una ópera italiana de la temporada

Jorge Binaghi, Mundo Clasico 3 agosto 2012

G. Verdi, La forza del destino, Gran Teatre de Liceu de Barcelona

Renato Palumbo et l’orchestre du Liceu, rompus à la musique de Giuseppe Verdi, ont été largement applaudis. L’extrême application déployée pendant les huit minutes symphoniques à la fin du premier acte, l’atmosphère musicale, lyrique, riche en rythmes et haute en couleurs et l’appui sans faille apporté aux solistes ont emporté l’enthousiasme du public.

Jaime Estapà i Argemí Webthea 9 ottobre 2012

Renato Palumbo is one of the best conductors for Verdi’s operas these days, whether we’re talking mature works or Verdi’s so-called galley years. He was outstanding at Aida last July (S&H reviewhere), and he repeated that show of quality now. His reading was full of life, energy, with a strong pulse that never ebbed. Indeed, Palumbo has become a guarantee for good performances. The Liceu Orchestra was much improved under his baron, from their usual self, and the Liceu Chorus, reinforced this time by the choir of Gerona’s Opera Friends, did very well, too.

José Mª Irurzun Seen and Heard International  21 ottobre 2012

 

G. Verdi, Il trovatore, Teatro Comunale di Bologna

Un bel Trovatore grazie a Palumbo maestro verdiano

Nei teatri d’opera tira un’aria che tutto ciò che non è italiano, è serie B. Anzi, non tutto ciò che non è italiano, ma che non è verdiano, con buona pace di Rossini, Monteverdi, Vivaldi, Puccini? Non si capisce allora perché non si parli tutti i giorni di Renato Palumbo come di un fenomeno. Perché i suoi pezzi forti non sono né Wagner, Bizet o Weber ma appunto Verdi. Che pochi altri oggi in Italia dirigono bene come lui. Temperamento e temperatura a mille, robusto vigore drammatico, tempi spigliati e trascinanti ma senza volgarità, cura del canto ma senza sottomettervisi, fiuto infallibile su come staccare gli accompagnamenti orchestrali e con quale peso: ogni dettaglio esecutivo di Palumbo esalta quanto c’è di raffinato e di popolare in Verdi, e quanta intelligenza nell’immediatezza persino brusca e spigolosa di lui.Fatto sta che l’edizione del Trovatore in scena in questi giorni a Bologna è una rivelazione. Farebbe amare Verdi anche a chi lo usa come un vessillo perché non lo conosce davvero. E il bello è che si sta parlando di un Trovatore semplicemente onesto quanto al cast di interpreti vocali e del tutto inutile sul fronte della messinscena.

Enrico Girardi, Il corriere della sera, 23 dicembre 2012




Recensioni 2011

 

G. Puccini TOSCA Madrid, Teatro Real, luglio 2011

 

Renato Palumbo es un maestro seguro y expresivo. Impuso su sentido dramático a la Sinfónica de Madrid, consiguiendo momentos de tensión con algunas pinceladas de refinamiento. Fue la suya una lectura operística hasta las cejas, con contrastes decididos y una línea cuidada de acompañamiento.

J.A. Vela del Campo, El Pais, 13 luglio 2011

 

Triunfó anoche también la Orquesta Titular del Teatro Real, Orquesta Sinfónica de Madrid, que a las órdenes de una de las batutas más expertas en la dirección de las obras de Verdi y Puccini, Renato Palumbo, supo interpretar con igual dosis de pasión, tragedia y dulzura la complicada partitura de Puccini; una partitura cargada de tensión dramática, que demasiadas veces se cree, equivocadamente, fácil de ejecutar en todos sus matices.

Alicia Huerta, El Imparcial, 13 luglio 2011

 

G. Puccini TOSCA Paris, Opéra Bastille, aprile/maggio 2011

 

Au pupitre, Renato Palumbo dirige l’orchestre avec un véritable sens dramatique. Tout en prenant soin d’établir un équilibre entre instruments et voix, il fait ressortir les subtilités de la partition illustrant dans une unicité incroyable, les diverses ambiances et les contrastes qui servent le drame.

Sylvain Angonin, forumopera.com

G. Meyerbeer LES HUGUENOTS Madrid, Teatro Real, febbraio/marzo 2011

 

Al successo della serata (l’opera ha avuto tre recite) è stato determinante sul podio Renato Palumbo, che ama profondamente questa musica (ha diretto sia les Huguenots che Robert le diable a Martina Franca) e che ha mantenuto la tensione per le cinque ore dell’opera, eseguita praticamente integrale, eliminando i numeri di balletto, evidenziando le le novità armoniche e l’originale strumentazione, alla guida di un’Orchestra Sinfonica di Madrid e di un Coro straordinario.
Rafael Banus, L’opera, giugno 2011

 

 

Die konzertante Einstudierung der „Huguenots“ am Teatro Real war ein wichtiger Repertoireakzent in gerard Mortiers beeindruckender erster Madrider Spielzeit und bestätigte das Urteil der Geschichte. Veraussetzung für künstlerische Gelingen war die Entscheidung, die äußeren Struckturen des Werkes im Großen und Ganzen unagetastet zu lassen und nicht (wie leider vielfach üblich) zu einer entstellenden Diegestversion einzudampfen. Dort, wo man sich doch zu Kürzungen entschloss, wurden gleich ganze Nummern oder Szenen gestichen (so z. B. Das erste Bild des fünften Akts, die „Ballszene“) nicht aber – oder allenfals höchst behutsam – innerhalb der Nummern. So blieb Meyerbeers inspirierte Formgestaltung in ihrer dramaturgischen Hebelwirkung fast überall unbeeinträchtigt. Gesteigert wurdendie Schlagkraft der Musik und ihre Fähigkeit zu szenischen Imagination durch eine Aufstockung des regulären Opernchors auf imsgesamt über 100 Sängerinnen und Sänger. Zwar ist Meyerbeers Musik grundsätzlich nicht auf Massenwirkungen in angelegt, aber wo „Masse“ als solche (wie in den „Huguenots“) als dramatis persona un historische Ideenträgerin in Erscheinung tritt muss diese in der Aufführung auch zum sinn-lichen Erlebnis werden und das ihr innewohnende Emotionspotenzial freizusetzen imstande sein. Dies geschah hier in den großen Konfrontationschören von Katholiken un Protestanten im dritten und fünften Akt sowie in der grandiosen „Schwerterweihe“ des vierten Akts mit überwältigendem Furor – auch dank des inspirierenden Dirigats von Renato Palumbo, der mit dem Werk bestens vertraut ist (er leitete bereits 2002 in Martina Franca) und das Orchester des Hauses zu einer imponierenden Leistung führte. Präzision des Kollektivs wie kammermusickalische Trasparenz der Einzelstimmen und Virtuosität der Soli (Viola d’amore, Flöte, Bassklarinette u.a.) machten den Instrumentalklang als integralen Bestandteil des Dramas erfahrbar.

Siegart Döhring, Opernwelt, aprile 2011

 

Musical direction was entrusted to Renato Palumbo, whose performance was wholly convincing. Only slightly below the great names in opera conducting these days, Renato Palumbo is one of the main guarantors of quality anywhere just now. He has been a regular guest in Bilbao, but he is almost unknown in the rest of Spain, and this was in fact his debut at the Teatro Real, if I am not mistaken. Les Huguenots is an opera that needs a brilliant conductor, as otherwise the work can very easily drag and there are lots od people on stage to manage, including a very large choir. This reading seemed excellent to me with a great control of the forces under Maestro Palumbo’s command who drew fine playing and singing from his musicians. The edition used was substantially complete, though there were some cuts in the second part and the only point of criticism was the decision to place the singers behind the orchestra, a wrong choice acoustically.

José Ma. Irurzun,musicweb-international.com

 

Y no es que les faltara el apoyo de Renato Palumbo, que estuvo muy pendiente de ellos y en general de todos los cantantes. Me pareció un director de primera línea, y a él atribuyo el mayor mérito en esta versión de Los hugonotes. Sacar partido a la Orquesta del Teatro Real no es sencillo, aunque han mejorado siguen siendo una orquesta de calidad inferior a la que requiere la programación del Teatro Real, y por eso el director musical se convierte siempre en un elemento fundamental. Palumbo es muy claro dirigiendo, marca todo, es expresivo y no tiene reparo en bailar en el podio cuando la música lo requiere. Supo además concertar muy bien los diferentes elementos de modo que el resultado final resultara ‘redondo’, muy equilibrado.
Maruxa Baliñas, MundoClasico.com 04/03/2011

 

CONCERTO SINFONICO Bari, Teatro Petruzzelli, febbraio 2011

 

La Fondazione ha affidato alla bacchetta più “operistica” che “sinfonica” di Renato Palumbo, alla guida dell’orchestra del teatro, un programma dal percorso fascinoso ed intrigante: si partiva con l’ouverture dal “Don Giovanni”, pagina di grande modernità, anticipatrice com’è del sentire romantico, per poi passare al più bel concerto per corno e orchestra (il quarto) sempre del Salisburghese e concludere, infine, con la sinfonia “Patetica”, testamento estetico e musicale di Ciaikovskij completato ed eseguito pochi giorni prima della morte (suicidio o avvelenamento? Un mistero non ancora completamente svelato). Palumbo, ottimamente coadiuvato dall’Orchestra della Fondazione Petruzzelli (in forma davvero smagliante), ha saputo offrire un’interpretazione di raro pathos e grande energia della sinfonia ciaikovskiana, nella multiforme ricchezza delle febbrili vibrazioni timbriche ed espressive di cui è ricca la superba pagina, nella concertazione precisa ed elegante (si pensi all’apparentemente salottiero secondo movimento), nell’osservanza certosina delle complesse dinamiche previste in partitura per l’orchestra. Nella prima parte c’era stato il positivo debutto di Martina Repetto, giovane primo corno della compagine barese,che si è ben disimpegnata nel concerto mozartiano. Successo caloroso tributato (anche a scena aperta dopo il rutilante “Allegro molto vivace”) a direttore ed orchestra.

Alessandro Romanelli, L’Orecchio di Dioniso, 7 febbraio 2011

 

G.Verdi I DUE FOSCARI Trieste, Teatro Verdi gennaio 2011

 

Degna di nota la direzione di Renato Palumbo, incisiva e pulsante come si addice a un primo Verdi, ma senza traccia di pesantezza e ben calibrata, ricca di impennate melodiche e sfumature, traduce appieno il “colore” dell’opera verdiana. Inoltre, assecondata da un’orchestra ben affiatata, offre un accompagnamento preciso ai concertati e un buon sostegno al canto. Ilaria Bellini, Teatro.org

 

Onore e gloria al Teatro Verdi, dicevamo, per avercela proposta in questo allestimento. Quale? Quella ideata da Joseph Franconi Lee, regista raffinato e moderno, da William Orlandi, autore di pregevoli scene e costumi, da Nino Napoletano, creatore di luci dense di atmosfera e charme, e da Renato Palumbo, direttore d’orchestra. Questi artisti creano una versione moderna, sobria ma imponente, elegante ma crudelmente spoglia, di questa opera di ingiustizia e potere politico. Creano immagini suggestive e musica di altissimo livello, grazie ad un orchestra ordinata e solenne sotto la bacchetta di Renato Palumbo

Corrado Canulli, Gbopera.it

 

A questa edizione del Teatro Verdi giuliano, dov’è ancor vivo il ricordo dei Cappuccilli e dei Pons, hanno dato energico impulso la meditata e accorta guida di un direttore di vasta notorietà e di particolare sensibilità musicale quale Renato Palumbo, il quale, avendo già dimostrato il proprio talento verdiano nelBallo in maschera, ha reso con sicuro intuito la tinta aspra e sofferta dell’opera.
Danilo Soli,
Il messaggero veneto, 23 gennaio 2011

 

Frequenti accensioni e nuova consapevolezza arrivano dalla veste musicale, affidata a Renato Palumbo.
Claudio Gherbitz, Il piccolo, 23 gennaio 2011

 

gesto preciso di Renato Palumbo che si direbbe ogni sera scoprire qualcosa di nuovo nelle pieghe della partitura. Non risulta secondario l’equilibrio cercato nel disporre le alternanze per i tre ruoli principali, determinanti per il buon esito dello spettacolo e meritatamente applauditi.

Claudio Gherbitz, Il piccolo, 26 gennaio 2011

 

Sul podio di una brillante Orchestra del Verdi di Trieste, Renato Palumbo dà conferma del suo feeling con le partiture verdiane, sfumando l’impeto risorgimentale delle strette e accompagnando con attenzione paterna i cantanti. La direzione del M° Palumbo si è distinta soprattutto per aver mantenuto alta la tensione narrativa senza ricorrere a quegli effetti bandistici che spesso inficiano le esecuzioni del primo Verdi e, allo stesso tempo, trovando il colore orchestrale giusto per i numerosi squarci malinconici propri delle arie del tenore o dei monologhi del Doge.

Paolo Bullo, Operaclick




Recensioni 2010

G.Verdi IL CORSARO Bilbao, ABAO november 2010
La maestria de Renato Palumbo al frente de la orchestra del Teatro Regio de Parma hizo que disfrutàramos de unos de las mejores representaciones verdianas que han pasado por Bilbao en los ùltimos tiempos.
Mercedes Rodriguez, Una voce poco fa, november 16 2010

Renato Palumbo domina este repertorio con auténtica soltura, y volviò a demostrarlo aquì. Pecando en algun momento puntual de imprimir de ritmos endiablados, estuvo siempre muy atento a sus cantantes, moderando la orquesta pare dejar que esa bellas voces corrieran por todo el teatro. Bien empastada y perfecta conocedora de la partitura se mostrò la siempre solvente Orquesta del teatro Regio di Parma.
Javier Del Olivo, Mundo clasico, november 13, 2010

Una direction musical, viva y muy eficaz.
Gonzalo Alonso, La razon, november 21, 2010

G.Verdi MACBETH Chicago, Lyric Opera october 2010

Inizio in grande stile per la stagione della Lyric Opera di Chicago con un avvincente nuovo allestimento di Macbeth ottimamente concertato da Renato Palumbo, di ritorno dopo l’Ernani della stagione scorsa […] Si è creata fra il direttore e i musicisti una palpabile intesa fatta di reciproca stima e fiducia, che ha permesso a Palumbo, fin dalle prime note del preludio, di affondare con sicurezza la bacchetta nella densa partitura verdiana e di mantenerne intatta la tensione, e con essa la concentrazione del pubblico, per tutta la notevole estensione dei suoi quattro atti (eseguiti rigorosamente senza tagli, tranne il raramente eseguito ballo del terzo atto). […] Si diceva degli affondi musicali di Palumbo che danno spessore alla splendida ed emozionante partitura verdiana. Ci potrebbe essere, soprattutto nei grandi numeri d’insieme, un’intensità ancora maggiore nelle dinamiche e nei ritmi, che Verdi  vuole tipicamente serratissimi, ma Palumbo preferisce mantenere la misura e la scorrevolezza dell’insieme e, forse per naturale riserbo o per riguardo verso i cantanti, sembra spessotrattenere l’orchestra anziché incalzarla, tenendosi lontano da ogni facile effetto. La sua principale virtù è quella di ottenere un fluido equilibrio sonoro ed espressivo tra orchestra e cantanti […]Nell’insieme, dunque, un allestimento riuscito e che, per quanto ci riguarda, si distingue soprattutto per l’elegante direzione di Palumno e per la presenza di due protagonisti di spicco tra cui una Lady assolutamente ideale.

Marta Tonegutti, L’opera, dicembre 2010

…an effect immensely enhanced by conductor Renato Palumbo consistently keeping musical textures transparent.

Dennis Palkow, New City Chicago, 5 ottobre 2010

The Lyric Opera chorus brings complexity and depth to the epic crowd scenes (in Verdi’s Macbeth the three witches become a coven) and the entire production is borne on the shoulders of the fantastic Lyric orchestra, under the direction of internationally acclaimed opera conductor (and Chicago favorite) Renato Palumbo.  Despite a few clunky scene changes in the early going and pacing that lagged a bit in the 4th act (sure to be tightened up as the production matures) Macbeth is an absolutely dazzling experience.
Lyric has set the bar high for the balance of the opera season with this spectacular opening. We eagerly anticipate them meeting the challenge.

Lori Dana, Chicago Stage review, 2 ottobre 2010

With Renato Palumbo at the helm of the Lyric’s exceptional orchestra, the delicious Verdi score soars. This “Macbeth” is an intoxicating brew of glorious “sound and fury” signifying everything wonderful.

Betty Mohr, South Town Star, 7 ottobre 2010

Palumbo showed a visceral connection to Verdi’s score and drew engaged and exciting results from the orchestra. (Lyric is presenting “Macbeth” in the 1865 revised version favored by most theaters, minus the ballet music.) A few of his tempos rushed the singers a bit, but overall this was stylish, full-blooded Verdi playing to match the singing. The chorus, prepared by director Donald Nally, threw itself into its varied assignment with enthusiasm, whether as cackling hags, roistering party guests or downtrodden refugees lamenting their lost homeland.
The opening night audience gave the singers, conductor, director and designers a rousing reception. And so the Lyric season is off to a most promising start.

John von Rhein, Chicago Tribune, 3 ottobre 2010

Conductor Renato Palumbo paces the Lyric Opera Orchestra with precision and pomp.

Scott C. Morgan, Daily Herald, 2 ottobre 2010

From a purely musical standpoint, the Lyric’s new “Macbeth” is an unalloyed triumph, thanks in great part to conductor Renato Palumbo’s clear-sighted and wisely paced direction. The orchestra delivers Verdi’s vibrant score with equal parts of passion and finesse. In the end, it is sheer musical heat that keeps this cauldron boiling.

Lawrence B. Johnson Classicalvoiceamerica.org 5 ottobre 2010

But I have seen a more imaginative or better version than this, with Renato Palumbo eliciting glorious sound from the Lyric opera orchestra and chorus.

Garry Wills, The New York review of books

Renato Palumbo confirmed once more his predilection for Italian melodrama. His orchestra sounded consistently bold and yet he managed to create the best possible condictions for the singers. […] he infused the music (yes, even the too-often execrated um-pa-paahs) with vivid sense of drama.
Claudio Vellutini, Mundo clasico

Conductor Renato Palumbo gave a fine reading of the score; stylistically savvy and well-matched with Barbara gaines’ staging, the orchestral and excellent playng providing a warm, rich accompaniment. All in all, this is an outstanding production that does credit to Chicago Lyric Opera.
James L. Zychowicz, www.musicweb-international.com

Palumbo contucted very well, drawing refined, often brilliant playing from the Lyric Opera Orchestra. […] Palumbo supported his singers sensitively and put across the rousing ensemble scenes with maximum impact.
Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Reviews, October 02, 2010

…the excellent Renato Palumbo.
Sarah Bryan Miller, St. Louis Today, november 1, 2010

G.Verdi LA TRAVIATA San Diego, Opera march 2010
He proved a formidable conductor, increasing the tempo and drive of the big ensemble numbers, which added to the opera’s dramatic intensity. He coaxed a more nuanced response from the orchestra, highlighting themes and countermelodies too frequently overlooked. I hope Palumbo will return to San Diego.
Kenneth Herman, www.sandiego.com, april 18. 2010

A.Boito MEFISTOFELE Roma, Teatro dell’Opera marzo 2010
Un’opera caotica, quindi, e disordinata ma che proprio da questo caos e da questo disordine trae buona parte del suo fascino scapigliato: è inutile per i direttori giocare agli intellettuali e esaltare supposte meraviglie d’orchestrazione mentre è maggiormente produttivo, almeno secondo chi scrive, sottolineare questo multiforme sovrapporsi di stili come elemento caratterizzante di una tinta complessiva da donare al lavoro. Grande merito di Renato Palumbo, chiamato alla guida dell’edizione recentemente allestita al Teatro dell’Opera di Roma (dove l’opera mancava addirittura dal 1959, essendo stata in seguito allestita solo alle Terme di Caracalla) è stato quello di firmare una direzione potentemente teatrale, capace di non rinunciare ai clangori dei momenti maggiormente effettistici (il finale del Prologo, ma anche il Sabba Nordico) ma in grado anche di sottolineare con il giusto lirismo sia l’Atto di Margherita che quello di Elena, cui è riuscito a dare un senso di sottile nostalgia per un passato perduto capace di vivificare quella che, senza ombra di dubbio, è la parte più debole dell’opera. Particolarmente in forma i complessi del Teatro dell’Opera, chiamati a una prova decisamente impegnativa, con una menzione particolare per il coro di bimbi.
Gabriele Cesaretti, Operaclick

Ottima la direzione d’orchestra di Renato Palumbo
Franzina Ancona, La rinascita, 22 marzo 2010

Renato Palumbo, a nostro parere molto bravo nel preparare tutta l’esecuzione che metteva in risalto l’efficace concertazione che ha permesso di ben calibrare tutte le varie componenti musicali: il coro, ben guidato da Andrea Giorgi, i solisti e l’orchestra.
Claudio Listanti, La voce d’Italia, 28 marzo 2010

G.Puccini MANON LESCAUT Venezia, Teatro La Fenice gennaio/febbraio 2010
Renato Palumbo, protagonista di un’interpretazione molto tesa, ricca di suono, talvolta anche aspra nella sua voluta lontananza da esagerate dolcezze melodiche. Direzione in linea con lo spettacolo, si direbbe: poco melodrammatica all’inizio, fortemente incisiva alla fine ma già oltre la maniera verista.
Cesare Galla, Il giornale di Vicenza, 31 gennaio 2010
Renato Palumbo evidenzia il sontuoso sinfonismo dell’opera (proprio di un Puccini giovane e molto curioso) con una concertazione autorevole e rigorosa
Mario Messinis, Il gazzettino, 31 gennaio 2010

Coglie nel segno la concertazione di Renato Palumbo, straordinaria per tenuta ritmica e crescendo. Puccini non condanna Manon, la fa santa. Il direttore staglia con vibrante cesello la partitura, ma con raffinata sensibilità ne isola anche i momenti di autentico rimando sacro: l’appello delle prostitute ha un pedale sospeso dalla tinta indimenticabile. Risponde corposa l’orchestra, magnifico il coro nella polifonia sfrangiata.
Carla Moreni, il sole 24 ore, 31 gennaio 2010

Renato Palumbo dirige ottimamente la partitura; il suono è nitido, pieno, flessibile; le scene di colore dei primi due atti sono impeccabili dal punto di vista musicale e non calligrafiche, adattandosi perfettamente alla regia. La cifra che domina la partitura è amore totale, fisico, che annulla tutto il resto e che l’orchestra rende con morbidezza e verità.
Francesco Rapaccioni, teatro.org, 31 gennaio 2010

Renato Palumbo, che si conferma concertatore di sicura autorevolezza, del titolo che affermava Puccini sulla scena operistica del mondo valorizza i tratti tragicamente più corruschi, con una lettura un po’ Verismo italico un po’ preespressionismo germanico alla Richard Strauss o alla Schreker. Nella sua Manon Lescaut non v’è traccia di cipria e gioielli, il Minuetto del second’atto ha un sapore grottesco alla Berg.
Enrico Girardi, Il corriere della sera, 7 febbraio 2010

Non è un caso che sia l’Intermezzo il momento più applaudito della serata. In tutta l’opera comunque Renato Palumbo valorizza la vitalità e la pregnanza emotiva dell’accompagnamento orchestrale senza generare squilibri sonori fra palco e buca.
Stephen Hastings, Musica, marzo 2010




Recensioni 2009

G.Puccini TURANDOT Bari Teatro Petruzzelli december 2009

Da un punto di vista squisitamente musicale, la direzione di Renato Palumbo ci sembra cogliere appieno tutti i colori geniali della tavolozza pucciniana, dove emergono tracce visibili della grande Arte musicale del primo Novecento e dei suoi più rappresentativi protagonisti: Debussy, Stravinskij, Bartòk e Schoenberg, in primis. In particolare, notevole risalto viene dato nella sua concertazione all’articolata e complessa sezione delle percussioni. L’Orchestra della Provincia di Bari ed i Cori della Fondazione Petruzzelli e delle Voci Bianche del conservatorio Niccolò Piccinni rispondono ottimamente alle sollecitazioni di Palumbo, garantendo un’eccellente tenuta dall’inizio alla fine dell’opera.
Alessandro Romanelli LDSmagazine

Molto bene Renato Palumbo, il direttore che occorre per una orchestra bisognosa di disciplina come quella della Provincia di Bari. Non fa nulla di strano, ma lo fa chiaro e preciso. Mai sentita la formazione barese così in palla.
Enrico Girardi Il corriere della sera

Con Renato Palumbo – che supporta De Simone leggendo l’opera come un gigantesco affresco collettivo – l’Orchestra della Provincia si trasforma, diventa più disciplinata e consapevole. Il sovrintendente Giandomenico Vaccari e il Consiglio di amministrazione farebbero bene a incaricarlo per la direzione stabile, quando la Fondazione si doterà di una sua orchestra.
Francesco Mazzotta Il corriere del mezzogiorno

G.Verdi ERNANI, Chicago, Lyric Opera, october/ november 2009

Lyric entrusted the score to that experienced Verdian, Renato Palumbo. His robust, finely controlled conducting mirrored the blunt vigor and elemental emotions that drive the drama
John van Rhein, Chicago Tribune, october 29 2009

Conductor Renato Palumbo provided a virtual seminar in Verdi conducting, leading the orchestra with dramatic intensity and rhythmic swagger. The large ensemble scenes were powerful projected yet scrupulously balanced and the Italian conductor gave his singers ample room for expressive breadth in their solos and duets.
Lawrence A. Johnson, Chicago Classical Review, october 29 2009

G.Puccini TOSCA, Bari, Teatro Petruzzelli (Teatro Piccinni) september 2009

A coagulare in maniera eccezionale il tutto, la decisa ed appassionata direzione di Renato Palumbo, che ha saputo esaltare i trascinanti valori musicali dell’opera non meno della sua prorompente teatralità, realizzando un eloquente e suggestivo rapporto fra «buca» e palcoscenico. Un equilibrio avvincente nel quale si rispecchiava la sua concezione della drammaturgia pucciniana.
Nicola Sbisà, La gazzetta del mezzogiorno, september 23 2009

Il merito maggiore sul piano musicale va dato innanzitutto al direttore, Renato Palumbo, ormai in grado di tradurre con naturalezza la profondità di lettura di un repertorio che comprende tutta la grande letteratura lirica e sinfonica.
Fiorella Sassanelli, La repubblica, september 23 2009

RENATO PALUMBO è il primo direttore a salire sul podio del Teatro Petruzzelli dopo la ricostruzione. Con una prova di Tosca l’orchestra torna a suonare nella sala restituita alla città dopo l’incendio del 1990.

F.Cilea ADRIANA LECOUVREUR, Torino, Teatro Regio
june/july 2009

La direzione incalzante […], di Renato Palumbo dava l’ indirizzo teatrale giusto alla musica e otteneva buone cose dall’ orchestra.
Angelo Foletto, La repubblica, 29 giugno 2009

Il direttore Renato Palumbo conosce bene tecnica e stile: così la sua orchestra suona leggera, trasparente e tintinnante, tranne che nelle periodiche raffiche di suono, quando sono i cantanti, come è giusto, a trascinare il tutto.
Paolo Gallarati, La stampa, 28 giugno 2009

G.Verdi UN BALLO IN MASCHERA, Paris, Opéra Bastille
april/may 2009

On se laisse bien vite charmer par la belle vivacité qu’il insuffle, et l’on admire, au détour d’une phrase, des détails orchestraux joliment sculptés.
Antoine Brunetto, ForumOpera, april 21 2009

Renato Palumbo dirigeva con mano sicura e tempi piuttosto estremi il Ballo in maschera verdiano. Otteneva il massimo da un’orchestra molto impegnata durante tutta l’opera e che non dava segni di stanchezza né di cedimenti.
Jorge Binaghi, L’Opera, june2009

P.Mascagni/R.Leoncavallo CAVALLERIA RUSTICANA/PAGLIACCI
Chicago, Lyric Opera, february/ march 2009

The Lyric Opera Chorus and Chicago Children’s Choir are in fine form, and conductor Renato Palumbo keeps a steady hand in the orchestra pit.
Bill Gowen, Daily Herald, february 16 2009

While conductor Palumbo kept the verismo electricity crackling in “Pagliacci,” he opted for warm floods of lyricism in “Cavalleria,” freely bending and slowing melodic lines.
John Van Rhein, Chicago Tribune, february 16 2009




Il Corriere del Veneto, november 11 2008

Renato PalumboPalumbo:
«Giro il mondo ma ho la Fenice nel cuore»

Il direttore d’orchestra veneto: alla musica una parte del Pil

Nato a Montebelluna nel 1963, è tra i direttori d’orchestra più apprezzati sulla scena internazionale. Ex bambino prodigio, a soli sedici anni ha diretto la «Theresienmesse » di Haydn. Ospite dei più importanti teatri mondiali, ha lavorato in Germania come Generalmusikdirektor alla Deutsche Oper di Berlino.

Occhio sornione e profondo, un gesto direttoriale che non lascia spazio a dubbi. Renato Palumbo a quarantacinque anni è già tra i grandi direttori d’orchestra a livello internazionale. Fin da piccolo appassionato di voci, ha sempre respirato il teatro in tutti i suoi aspetti, studiando anche direzione di coro, canto, composizione e pianoforte. Porta nel mondo preparazione,  entusiasmo e un senso dell’ironia tutto veneto – rimarchiamo con orgoglio che la sua città è Montebelluna – che quando può riporta a casa. Alla Fenice ha stregato tutti con un Nabucco da pittore impressionista, curando le singole pennellate coloristiche. Tutto rigorosamente a memoria.

L’ha fatto per una predilezione per Verdi o dirige sempre tutto a memoria?

«Lo faccio da due o tre anni per qualsiasi tipo di repertorio, naturalmente in teatri che ti permettano di avere un certo numero di prove a disposizione. Ormai credo di aver raggiunto una maturità professionale e questo è il modo migliore per entrare appieno nelle opere, cesellando ogni minimo dettaglio».

C’è un’opera o un autore in particolare che la appassiona e non ha ancora diretto?

«Ad essere sincero no. Sono troppo vaccinato ormai per avere forte passione per qualcosa in particolare. Mi impegno per fare tutto al meglio».

Si ispira a qualche “modello” passato o presente?

«Di modelli oggi ce ne sono pochi. Muti e Abbado sono i due nomi cardine, almeno in Italia. Senz’altro diversi, il primo lo apprezzo per la capacità di vivificare la musica, il secondo per la completezza, la cultura mitteleuropea e la vastità di repertorio (ha diretto tutto da Beethoven in poi). Anche se son convinto che per raggiungere livelli molto alti ci si debba limitare. Per il passato amo Carlos Kleiber, anche se quand’ero piccolo il mio mito assoluto era Karajan.Mi rendo conto che ha aveva un repertorio enorme, troppo vasto, ha inciso tutto. La sua fortuna è stata la collocazione temporale, a cavallo di un’epoca tecnologica che ha visto nascere i CD. Oltretutto nel più bel periodo dei Berliner Philarmoniker. Oggi ahimè il mercato discografico è morto».

A proposito di orchestre, alla Fenice durante le prove di «Nabucco» un musicista si è alzato dicendo: «Maestro, ci ha riportato la gioia di suonare».

«Lavorare con un’orchestra è come avere un pianoforte, e quello della Fenice è tra i migliori come qualità e voglia di lavorare. Bisogna sapersi rapportare con i musicisti, coinvolgerli, motivarli ».

Non avrà mica un rapporto preferenziale con il teatro veneziano? Ci sono progetti?

«Sia come veneto che come musicista la Fenice mi è nel cuore, per me sarà sempre tra le priorità. È presto per parlare di progetti, intanto ho parecchi impegni, a Bilbao con i Due Foscari, alla W i e n e r Staatsoper con Don Carlo, prossimamente alla Chicago Lyric Opera, che reputo il teatro americano più interessante e avulso da certi meccanismi».

Lei ha lavorato molto all’estero, in Germania è stato Generalmusikdirektor alla Deutsche Oper Berlin. Come vede la situazione  italiana? Le fondazioni liriche?

«Prima di tutto va risolto il problema dei contratti di lavoro, applicabili a tutti i teatri nazionali, con le relative indennità ad hoc. Secondo me poi bisognerebbe puntare su un federalismo culturale, oltre che fiscale. Dovremmo smetterla con i teatri di serie A e B, in competizione tra loro. Il divario artistico non c’è, è la gestione del teatro che ne  dà la qualità, non l’ubicazione. Riguardo alle fondazioni, hanno solo cambiato il nome rispetto agli “enti”, lo stato continua ad esserci. L’Italia dovrebbe inserire la cultura in una piccola voce del Pil, non del Fus. Se l’economia va bene, funziona anche la cultura».

E i tagli?

«A mio avviso sono solo un modo per far paura. È chiaro che la cultura va presa come bene primario».

Più che con un direttore d’orchestra sembra di parlare con un politologo.

«Gli unici libri che leggo ultimamente sono saggi politici, mi piace essere informato su quello che succede. Avendo girato molto amo seguire le evoluzioni politiche dei paesi. Non puoi far bene il direttore d’orchestra se non conosciil tuo tempo, se non hai un rapporto costante con la società. Diffido da quelli che rimangono chiusi nella loro stanzetta tutta la vita a studiare musica, sono limitati. Per fare un esempio, dopo l’11 settembre il mio modo di far musica è cambiato totalmente, ho iniziato a vedere il mondo meno ottimisticamente. Del resto, la musica nasce dai problemi».Orsola Bollettini




Il Piccolo, september 24 2008

Renato Palumbomusica. Domani a Pordenone, venerdì e sabato a Trieste

Sul palco del Verdi i demoni di «Shine»

Il concerto n.3 di Rachmaninov e il Titano di Mahler per la stagione sinfonica

TRIESTE Lento. Trascinato. Come un suono di natura. È il primo respiro, racchiuso in un’unica nota, della Sinfonia n.1 «Il Titano» in re maggiore di Gustav Mahler (ispirata al romanzo omonimo di Jean Paul Richter), fino a raggiungere nel quarto movimento «Tempestosamente mosso», quello che bil compositore stesso definì un «improvviso scoppio di disperazione», come «l’urlo di un cuore ferito». Sarà la prova dell’Orchestra del Teatro Verdi nel nuovo appuntamento della Stagione Sinfonica, che debutta domani alle 20.45, al «Verdi» di Pordenone e sarà replicato venerdì, alle 20.30, e sabato, alle 18, al Comunale di Trieste.
La prima parte vedrà il celebre pianista georgiano Alexander Toradze nell’esecuzione del Concerto n.3 in re minore op.30 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov. Ovvero Rach 3, il demone che nel film «Shine» fa scivolare Daniel Helfgott nella follia. Sul podio salirà il maestro Renato Palumbo, che nel 2005 era stato nominato direttore musicale della Deutsche Oper di Berlino.

« Il Concerto n.3 di Rachmaninov – spiega – è talmente complesso, talmente vario nella sua esposizione, nella sua apparente semplicità che molto dipende da come il pianista riesce a rendere questi passi pianistici di difficoltà mostruosa. Il compito del direttore è cercare di seguire l’interpretazione sempre pensando che il concerto è come un vestito che il pianista indossa, e deve sentirselo bene lui addosso. Il “Titano” di Mahler è un monumento incredibile. Ci troviamo davanti a un capolavoro ineguagliabile che mette a dura prova il direttore ma soprattutto l’orchestra, qui adoperata nel pieno di tutta la sua gamma dinamica. Quindi è un concerto molto intenso.»

La sua biografia artistica parla di passione e vocazione, oltre al rispetto assoluto della partitura.

«La direzione d’orchestra è un lavoro di grande maturità e anche di grande equilibrio fisico, metale e psicologico, in maniera tale che il direttore non diventi qualcuno che impone un’idea ma sia quasi un sintetizzatore, un enzima che può far esaltare le potenzialità di ogni orchestra e di ogni partitura. E per fare questo ci vogliono una grande preparazione e un grande rispetto dell’orchestra che si ha davanti. Rispettare gli altri porta a uno studio della partitura molto preciso, molto meticoloso, che diventa quasi maniacale. Io ho cominciato molto giovane e con l’irruenza della gioventù tutto sembrava semplice, invece il nostro è un lavoro bellissimo, molto difficile, estremamente gratificante ma di grandi sacrifici.»

Si dice che un direttore abbia chiesto una volta, a un professore d’orchestra di Berlino, «un suono più bordeaux». Lei in un’intervista ha detto: «non credo nelle metafore astratte, non chiederò mai a un cantante il “colore della notte”».

«Chi chiede il colore della notte o del giorno o del fuoco forse ha sbagliato mestiere, poteva fare il pittore. Noi direttori abbiamo il dovere di parlare il meno possibile e il più tecnicamente possibile all’orchestra. Ciò implica una conoscenza tecnica. Chiedere un colore nominandolo è facile, far uscire quel colore nel suono spiegando tecnicamente come deve essere eseguito è un po’ più difficile…».

Maria Cristina Villardo